scompartimento per (lettori e) taciturni

andrà tutto bene alla fine e se non andrà tutto bene vuol dire che non è ancora la fine


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Passeggiate

Sul lago di Biel prima di me ha passeggiato Rousseau: ne sono orgoglioso. Ma lui, non lo trafiggevano le mie spine. Lui era un filosofo. Anche se il mondo non smetteva di perseguitarlo. Ci sono filosofi che fanno pensare con leggerezza e filosofi che ti attaccano pietre alla mente. Oh come li detesto, questi asini! Io, di fronte a pensieri che non sono colorati come tulipani nell’ erba, sbadiglio.

Nient’altro

Il canto sfrenato degli uccelli. La perfetta luce del giorno. E sapere che non verrà la notte, perché esigo che non venga. Altro non saprei dirti oggi, Weiss, se non questo: odio le buie cartolerie, le buie librerie, i bui negozi, i bui uffici, voglio cose che splendano come specchi d’acqua nei boschi, voglio perdermi nel verde, voglio trovare la radura dove essere me stesso, dove qualche dea bianca si accorga di me e qualche reale divinità dei boschi sorrida all’uomo che veramente sono, oltre la maschera terrena. Büchner diceva, di Lenz: “Egli era un sogno a se stesso!”.


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manicomi

stamani, guardo  La meglio gioventù, con ragazzi e ragazze di 17 anni che non sanno niente di questi anni, che non erano nati ancora e che non sarebbero nati per tanto tempo, mi scopro a pensare quanto io, allora, fossi vicina al personaggio di Matteo, ma l’ho capito solo adesso, dopo aver tanto a lungo immaginato di essere invece l’altro, quello che le cose le guarda ma non le soffre, mi interessavo ai manicomi, a basaglia, leggevo di antipsichiatria, avrei voluto aiutare tutte le sofferenze del mondo, mi sento piuttosto simile a questo personaggio un po’ solitario, allora mi ero anche iscritta a medicina, anche ora  sopporto poco l’idea della sofferenza, quella che non può dirsi, mi lascio influenzare parecchio dalle immagini, è vero, quelle dei film, girando ho trovato questo,

oppts141


2 commenti

una sterminata domenica

 

ghirri

L’Italia, una sterminata domenica

 

le motorette portano l’estate

 

il malumore della festa finita

 

sfrecciò invano, ora è poco,

 

l’ultimo pallone

 

e si perde

 

ma già sfavilla la ruota vittoriosa

 

e dopo, che fare della domeniche?

 

aizzare il cane, provocare il matto

 

non lo amo il mio tempo, non lo amo

 

l’Italia dormirà con me

 

in un giardino d’Emilia o Lombardia

 

sempre c’è uno come me

 

in sospetti e pensieri di colpa

 

tra il canto di un usignolo

 

e una spalliera di rose

(Vittorio Sereni)

 

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