le meraviglie

Immagine

“Ci sono cose che esistono ma si trasformano in nulla se si studiano, se vengono estrapolati dalla loro materia, le meduse, i sogni”. In un’epoca dove tutto è analizzabile, dove i brutti sogni diventano malattie, dove le molecole si dividono all’infinito e la politica si trasforma in una specie di psicoterapia di massa, io credo ci sia bisogno di sintesi, di meduse. E i film possono esserlo.
Possono, ma è un percorso difficile perché è pieno di trabocchetti – come per esempio perdersi alla ricerca di una storia che funzioni meglio di altre, o ricattare il pubblico cavalcando le sue sciagure, o rincitrullirlo tempestandolo di forti emozioni – e c’è bisogno di tanta attenzione.
Nella nostra storia la famiglia di Gelsomina fa il miele, e siamo sicuri che sia un miele buonissimo, ma il loro laboratorio, il modo in cui lavorano è completamente illegale: le mura non sono disinfettabili, manca un tombino sifonato, il bagno con l’antibagno. E che dire poi della manodopera minorile? Insomma, quello che loro fanno è buono, ma se andiamo a vedere da vicino non rispettano nessuna legge e potremmo davvero sbatterli in prigione.
Una cosa simile accade anche nel nostro lavoro, e spesso i buoni film non possono rispettare tutte le leggi narrative e produttive. Certo, c’è il rischio  che gli spettatori, un po’ come i Nas, ti facciano chiudere. Ma io credo che prima di pensare a quanto miele vendere, bisogna chiedersi se è buono, soprattutto se lo possiamo dare da mangiare ai nostri bambini.

 Alice Rohrwacher

ci sono filosofi

Passeggiate

Sul lago di Biel prima di me ha passeggiato Rousseau: ne sono orgoglioso. Ma lui, non lo trafiggevano le mie spine. Lui era un filosofo. Anche se il mondo non smetteva di perseguitarlo. Ci sono filosofi che fanno pensare con leggerezza e filosofi che ti attaccano pietre alla mente. Oh come li detesto, questi asini! Io, di fronte a pensieri che non sono colorati come tulipani nell’ erba, sbadiglio.

Nient’altro

Il canto sfrenato degli uccelli. La perfetta luce del giorno. E sapere che non verrà la notte, perché esigo che non venga. Altro non saprei dirti oggi, Weiss, se non questo: odio le buie cartolerie, le buie librerie, i bui negozi, i bui uffici, voglio cose che splendano come specchi d’acqua nei boschi, voglio perdermi nel verde, voglio trovare la radura dove essere me stesso, dove qualche dea bianca si accorga di me e qualche reale divinità dei boschi sorrida all’uomo che veramente sono, oltre la maschera terrena. Büchner diceva, di Lenz: “Egli era un sogno a se stesso!”.

manicomi

stamani, guardo  La meglio gioventù, con ragazzi e ragazze di 17 anni che non sanno niente di questi anni, che non erano nati ancora e che non sarebbero nati per tanto tempo, mi scopro a pensare quanto io, allora, fossi vicina al personaggio di Matteo, ma l’ho capito solo adesso, dopo aver tanto a lungo immaginato di essere invece l’altro, quello che le cose le guarda ma non le soffre, mi interessavo ai manicomi, a basaglia, leggevo di antipsichiatria, avrei voluto aiutare tutte le sofferenze del mondo, mi sento piuttosto simile a questo personaggio un po’ solitario, allora mi ero anche iscritta a medicina, anche ora  sopporto poco l’idea della sofferenza, quella che non può dirsi, mi lascio influenzare parecchio dalle immagini, è vero, quelle dei film, girando ho trovato questo,

oppts141

andrà tutto bene alla fine e se non andrà tutto bene vuol dire che non è ancora la fine

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