l’acqua gasata

“L’acqua minerale ai convegni non dovrebbe essere distribuita liberamente, perché un relatore in attesa di parlare continua a bere un po’ per ingordigia e un po’ per calmarsi, finché, chi non è abituato allo sviluppo intestinale dei gas, cede di schianto e corre in bagno dove sta chiuso (nei casi benigni) senza più cognizione, o (nei casi peggiori) deve essere portato via in barella. Interi convegni sono stati distrutti da questa piaga; e se anche i convegnisti ne son consapevoli, l’acqua minerale gasata esercita un’attrazione nevrotica che non si può spiegare con la semplice sete.”

1.Il convegno del 3 aprile 2004, tenutosi a Reggio Emilia, è stato caratterizzato da una certa fretta. Il sindaco aveva minacciato di spegnere tutte le luci se il convegno andava oltre le 19 e 30, cosa che si è puntualmente verificata, in quanto che i convegnisti e i loro sodali si abbandonarono a lunghi sfoghi lamentosi e senza costrutto, anche a canti non pertinenti, e spesso a relazioni lente ed esasperanti, tanto che il moderatore (nella persona di Alberto Manfredini detto El Gaucho) dovette togliere per 6 volte la parola ai più snervanti intervenuti. Nonostante ciò, alle 19 e 30 in punto fu tolta la luce, e alcuni dipendenti comunali furono lanciati tra il pubblico, picchiando a destra e a sinistra con dei tubi flosci di gomma. Quando si riaccese la luce, dopo mezzo minuto, il pubblico non aveva più voglia di convegno e di Pignagnoli, mentre il sindaco fu visto andar via tronfio e impettito, come un gallo cedrone, qualcuno disse, come un’anatra, qualcun altro corresse.

2. A questo proposito, Alberto Manfredini (El Gaucho) ha sostenuto che i poeti a volte producono rumore e fastidio, e in particolare era rumoroso il poeta N. Balestrini (cosa per altro non vera, perché si sa che il poeta N. Balestrini è silenzioso e discreto). Ma Alberto Manfredini ha sostenuto che il poeta N. Balestrini girava per strada con un macchinone giù di carburazione, e che teneva sempre su di giri perché non si spegnesse, col motore imballato al massimo, e arrivava in Comune strombazzando e facendo un fumo più che mai cancerogeno e nero; e lo si vedeva passare, diceva Alberto Manfredini detto El Gaucho, anche in zona pedonale, giù per via Toschi di Reggio Emilia, e per via Scaletta, dove si radunano i poeti suoi figli o comunque suoi derivati, tutti automuniti anche loro, questo affermava Alberto Manfredini detto El Gaucho, che li vedeva andar contromano per i sensi unici, passare col rosso, sgasare senza cognizione di causa, e senza aver pagato la tassa di circolazione (e senza che la giunta mettesse un freno a ciò, a tale disordine spirituale e fiscale).

3. Alberto Manfredini, a questo proposito, sostenne che il poeta N. Balestrini gira abitualmente senza marmitta, e tutti quelli del gruppo cosiddetto sessantatrè, gli corrono dietro senza marmitta anche loro, e in più senza freni (cosa però che non è risultata vera, per quanto attiene ai freni).

Ermanno Cavazzoni, Note e appunti sul rinomato scrittore Learco Pignagnoli e sui convegni che son stati fatti

il viaggio

Maxime du Camp, Il Cairo, La tomba del sultano El-Ghoury

Maxime du Camp, Il Cairo, La tomba del sultano El-Ghoury

A Maxime du Camp

1.Per il bimbo innamorato di carte e di stampe
l’universo è in tutto uguale a un vasto appetito.
Com’è grande il mondo alla luce delle lampe,
e agli occhi del ricordo com’è rattrappito!

Un bel mattino si parte, le menti infiammate,
il cuore pieno di livori e struggimenti amari,
e si segue il ritmo dei marosi alle murate
che culla il nostro infinito sul finito dei mari.

Lieti alcuni di fuggire da una patria trista,
altri con l’orrore dei natali ingloriosi,
altri ancora, astrologhi stregati alla vista
di tiranne Circi dai vezzi pericolosi,

per non farsi tramutare in bestie, con fiducia
s’inebriano di spazi, luce e cieli infuocati,
e il gelo che li morde e il caldo che li brucia
cancellano infine i baci che li han marchiati.

Ma il vero viaggiatore è chi parte per partire,
chi dice soltanto: “Andiamo” e non sa perché
come gli aerostati, a cuor leggero, senza mire,
e accetta il sortilegio che incombe su di sé.

Sono in forma di nuvole i suoi desideri,
e tanto il soldato sogna il fucile come

costui sogna ignoti e mutevoli piaceri,
voluttà di cui la mente non sa il nome.

(Baudelaire tradotto da Gianni Celati)

ritrattazioni

17186255-kQwE-U23058137729zrF-620x420@Cormez
Il sempre sospirar nulla rileva
Petrarca

Errai, candido Gino; assai gran tempo,
e di gran lunga errai. Misera e vana
stimai la vita, e sovra l’altre insulsa
la stagion ch’or si volge. Intolleranda
parve, e fu, la mia lingua alla beata
prole mortal, se dir si dee mortale
l’uomo, o si può. Fra Meraviglia e sdegno,
dall’Eden odorato in cui soggiorna,
rise l’alta progenie, e me negletto
disse, o mal venturoso, e di piaceri
o incapace o inesperto, il proprio fato
creder comune, e del mio mal consorte
l’umana specie. Alfin per entro il fumo
de’ sigari onorato, al romorio
de’ crepitanti pasticcini, al grido
militar, di gelati e di bevande
ordinator, fra le percosse tazze
e i branditi cucchiai, viva rifulse
agli occhi miei la giornaliera luce
delle gazzette. Riconobbi e vidi
la pubblica letizia, e le dolcezze
del destino mortal. Vidi l’eccelso
stato e il valor delle terrene cose,
e tutto fiori il corso umano, e vidi
come nulla quaggiú dispiace e dura.
Né men conobbi ancor gli studi e l’opre
stupende, e il senno, e le virtudi, e l’alto
saver del secol mio. Né vidi meno
da Marrocco al Catai, dall’Orse al Nilo,
e da Boston a Goa, correr dell’alma
felicitá su l’orme a gara ansando
regni, imperi e ducati; e giá tenerla
o per le chiome fluttuanti, o certo
per l’estremo del boa. Cosí vedendo,
e meditando sovra i larghi fogli
profondamente, del mio grave, antico
errore, e di me stesso, ebbi vergogna.

Auro secolo omai volgono, o Gino,
i fusi delle Parche. Ogni giornale,
gener vario di lingue e di colonne,
da tutti i lidi lo promette al mondo
concordemente. Universale amore,
ferrate vie, moltiplici commerci,
vapor, tipi e cholèra i piú divisi
popoli e climi stringeranno insieme.
Né maraviglia fia se pino o quercia
suderá latte e mele, o s’anco al suono
d’un walser danzerá. Tanto la possa
infin qui de’ lambicchi e delle storte,
e le macchine al cielo emulatrici
crebbero, e tanto cresceranno al tempo
che seguirá; poiché di meglio in meglio
senza fin vola e volerá mai sempre
di Sem, di Cam e di Giapeto il seme.

Ghiande non ciberá certo la terra

però, se fame non la sforza; il duro

ferro non deporrá. Ben molte volte
argento ed òr disprezzerá, contenta
a pólizze di cambio. E giá dal caro
sangue de’ suoi non asterrá la mano
la generosa stirpe: anzi coverte
fien di stragi l’Europa e l’altra riva
dell’atlantico mar, fresca nutrice
di pura civiltá, sempre che spinga
contrarie in campo le fraterne schiere
di pepe o di cannella o d’altro aroma
fatal cagione, o di melate canne,
o cagion qual si sia ch’ad auro torni.
Valor vero e virtú, modestia e fede
e di giustizia amor, sempre in qualunque
pubblico stato, alieni in tutto e lungi
da’ comuni negozi, ovvero in tutto
sfortunati saranno, afflitti e vinti;
perché die’ lor natura, in ogni tempo
starsene in fondo. Ardir protervo e frode,
con mediocritá, regneran sempre,
a galleggiar sortiti. Imperio e forze,
quanto piú vogli o cumulate o sparse,
abuserá chiunque avralle, e sotto
qualunque nome. Questa legge in pria
scrisser natura e il fato in adamante;
e co’ fulmini suoi Volta né Davy
lei non cancellerá, non Anglia tutta
con le macchine sue, né con un Gange
di politici scritti il secol novo.