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Archive for the ‘poesia’ Category

CONCLUDENDO

Vivo sull’acqua

solo. Senza moglie né figli.

Ho circumnavigato ogni possibilità

per arrivare a questo:

una piccola casa su acqua grigia,

con le finestre sempre spalancate

al mare stantio. Certe cose non le scegliamo noi,

ma siamo quello che abbiamo fatto.

Soffriamo, gli anni passano, lasciamo

tante cose per via, fuorché il bisogno

di fardelli. L’amore è una pietra

che si è posata sul fondo del mare

sotto acqua grigia. Ora, non chiedo nulla

alla poesia, se non vero sentire:

non pietà, non fama, non sollievo. Tacita sposa,

noi possiamo sederci a guardare acqua grigia,

e in una vita che trabocca

di mediocrità e rifiuti

vivere come rocce.

Scorderò di sentire,

scorderò il mio dono. E’ più grande e duro,

questo, di ciò che là passa per vita.

AMORE DOPO AMORE

Tempo verrà

in cui, con esultanza,

saluterai te stesso arrivato

alla tua porta, nel tuo proprio specchio,

e ognuno sorriderà di benvenuto all’altro,

e dirà: Siedi qui. Mangia.

Amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io.

Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore

a se stesso, allo straniero che ti ha amato

per tutta la tua vita, che hai ignorato

per un altro e che ti sa a memoria.

Dallo scaffale tira giù lettere d’amore,

le fotografie, le note disperate,

sbuaccia via dallo specchio la tua immagine.

Siediti. E’ festa: la tua vita è in tavola.

( da Mappa del nuovo mondo, Adelphi, 1992, traduzioni di Barbara Bianchi, Gilberto Fiori e Roberto Mussapi)

 

 

 

 

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[26 marzo 2010]
La poesia che prese il posto di una montagna

Ecco, parola per parola,
la poesia che prese il posto di una montagna.
Egli ne inspirava l’ossigeno
persino quando il libro era rivoltato sulla polvere del suo tavolo.
Gli ricordava di come aveva sentito il bisogno
di un posto dove seguire la sua direzione,
di come aveva riordinato i pini,
spostato le pietre, e di come era avanzato guardingo tra le nuvole,
alla ricerca di un panorama appropriato,
dove sentirsi perfetto in una compiutezza inspiegata.
La roccia ideale dove la sua inesattezza
gli avrebbe infine dischiuso la vista verso la quale erano protesi,
dove lui avrebbe potuto coricarsi e guardando il mare in basso,
avrebbe saputo riconoscere la sua casa, incomparabile e solitaria.
(Wallace Stevens)

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avere un’anima

L’anima si ha ogni tanto, nessuno ce  l’ha di continuo, per sempre.
Giorno dopo giorno, anno dopo anno, possono passare senza di lei.
A volte nidifica un po’ più a lungo, solo in estasi e paure dell’infanzia,
a volte solo nello stupore dell’essere vecchi.
Di rado ci da’ una mano in occupazioni faticose,
come spostare mobili, portare valige
o percorrere le strade con scarpe strette;
quando si compilano moduli, si trita la carne,
di regola ha il suo giorno libero.
Su mille nostre conversazioni partecipa ad una,
ed anche a questo non necessariamente,
poiché preferisce il silenzio;
quando il corpo comincia a dolerci e dolerci,
smonta di turno, alla chetichella,
è schifiltosa,
non le piace vederci nella folla,
il nostro lottare per un vantaggio qualunque
e lo strepito degli affari la disgusta,
gioia e tristezza non sono per lei due sentimenti diversi,
è  presente accanto a noi solo quando essi sono uniti.
Possiamo contare su di lei
quando non siamo sicuri di niente e curiosi di tutto,
tra gli oggetti materiali le piacciono gli orologi a pendolo e gli specchi,
che lavorano con zelo anche quando nessuno guarda.
Non dice da dove viene e quando sparirà di nuovo,
ma aspetta chiaramente simili domande.
Si direbbe che così come lei a noi,
anche noi siamo necessari a lei, per qualcosa.

Qualche parola sull’anima, di Wislawa Szymborska.

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Ma tu come ti difendi?

Tengo due sigarette e una moneta
nella tasca interna del giubbotto

Mangio in riva al mare
sembra azzurro da qui
alla giusta distanza la vista migliora

Guardo i miei genitori
indovino quali rughe saranno le mie
vorrei sotto l’occhio sinistro la piega che ha mia madre
e che le mie mani invecchiassero come quelle di mio padre
salutarli è ogni volta accorciare il tempo insieme

Vivo sei giorni a settimana
uno lo tengo da parte
per quando saremo vecchi

 

© Inedito di Francesco Zani

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Ambra (di Eavan Boland)

Che un tempo ci sia stato un grande dolore, non ha mai avuto importanza:

gli alberi sulle colline, nei boschetti, che piangono –
un oro di plastica che cola

a terra per secoli e stagioni –
fino ad ora.

In questo bel pomeriggio di settembre in cui tu non ci sei
tengo stretto, come se la mia mano lo potesse custodire,
un monile d’ambra

che mi hai donato un tempo.

La ragione dice questo:
i morti non possono vedere i vivi.
i vivi non rivedranno i morti.

L’aria chiara di cui abbiamo bisogno per ritrovarci è
svanita per sempre, eppure

questa resina un tempo
ha raccolto semi, foglie e anche piccole piume mentre cadeva
e cadeva

e ora in un’atmosfera solare sembrano vivi
come non mai

come se il passato fosse presente e il ricordo stesso
un baltico miele–

uno sfregamento agli orli del visibile, un’esibizione di solo quello
che si può conservare

in un’imperfetta traslucenza.

 

Tempo e violenza (Le Lettere, 2010), a cura G. Sensi e A. Sirotti

 

 

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a proposito di

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trovata qui

#maria; #bolaño; #kristeva; #fotografie (che non so più scrivere due parole in croce)

 

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poesia

e poi mi hai sibilato
“e cercati una parola necessaria
quella con cui restare sola
e fare cena e sonno e vita
la dolce la tenebrosa
assoluta tra tutte da non dire
la spina che ti suona nella bocca
e poi ruggisce perché tu risponda
ti apre ti disonora
ti comanda…”
e io mi sono messa
le mani sulla faccia come chi piange
ho visto prima di tutto una prigione
poi sono nata.
(Silvia Bre, da Nascita con Paesaggio, in Marmo, Einaudi, 2007)

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(ancora Rilke)

Nona Elegia
Ma perché, se è possibile trascorrere questo po’
d’esistenza
come alloro, il verde un po’ più cupo
di tutto l’altro verde, le piccole onde ad ogni
margine di foglia (sorriso di brezza)- perché
costringersi all’umano e, evitando il Destino,
struggersi per il Destino?…
Oh, non perché ci sia felicità,
quest’affrettato godere di cose che presto perderai.
non per curiosità o per esercizio del cuore,
questo, anche nel lauro, sarebbe……
Ma perché essere qui è molto, e perché sembra
che tutte le cose di qui abbian bisogno di noi, queste
effimere
che stranamente ci sollecitano. Di noi, i più effimeri.
Ogni cosa
una volta, una volta soltanto. Una volta e non più.
E anche noi
una 
volta. Mai più. Ma quest’essere
stati una volta, anche una volta sola,
quest’essere stati terreni pare irrevocabile.

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PROVERBS
A person’s anger should be respected
even when it isn’t shared

a person’s happiness should be shared
even if it isn’t understood

a person should be understood thoughp
he has brought both his brows togethe
in anger and also suddenly begun to laugh

a person should be in love most of
the time this is the last proverb
and may be learned by all the organs
capable of bodily response

La rabbia di una persona andrebbe rispettata
anche quando non è condivisa

la gioia di una persona andrebbe condivisa
anche se non è compresa

una persona dovrebbe essere compresa anche se
ha aggrottato le sopracciglia
per la rabbia e poi di colpo è scoppiata a ridere

una persona dovrebbe essere innamorata quasi
sempre questo è l’ultimo proverbio
e può essere imparato da ogni organo
capace di reazione corporea

( Grace Paley, Fidelity, trad. Livia Brambilla e Paolo Cognetti, Minimum fax,2011

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Amo i gesti imprecisi,

uno che inciampa, l’altro

che fa urtare il bicchiere,

quello che non ricorda,

che è distratto, la sentinella

che non sa arrestare il battito

breve delle palpebre,

mi stanno a cuore

perché vedo in loro il tremore,

il tintinnio familiare

del meccanismo rotto.

L’oggetto intatto tace, non ha voce

ma solo movimento. Qui invece

ha ceduto il congegno,

il gioco delle parti,

un pezzo si separa,

si annuncia.

Dentro qualcosa balla.

Valerio Magrelli, Nature e venature, I mestieri, in Poesie (1980-1992) e altre poesie, Einaudi, 1996

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