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Archive for the ‘medicamenta’ Category

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Son partita che pensavo di averlo visto, poi no. Al minuto 38 sono stata quasi sicura di averlo visto, poi di nuovo no. Però è bello comunque.

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Ambra (di Eavan Boland)

Che un tempo ci sia stato un grande dolore, non ha mai avuto importanza:

gli alberi sulle colline, nei boschetti, che piangono –
un oro di plastica che cola

a terra per secoli e stagioni –
fino ad ora.

In questo bel pomeriggio di settembre in cui tu non ci sei
tengo stretto, come se la mia mano lo potesse custodire,
un monile d’ambra

che mi hai donato un tempo.

La ragione dice questo:
i morti non possono vedere i vivi.
i vivi non rivedranno i morti.

L’aria chiara di cui abbiamo bisogno per ritrovarci è
svanita per sempre, eppure

questa resina un tempo
ha raccolto semi, foglie e anche piccole piume mentre cadeva
e cadeva

e ora in un’atmosfera solare sembrano vivi
come non mai

come se il passato fosse presente e il ricordo stesso
un baltico miele–

uno sfregamento agli orli del visibile, un’esibizione di solo quello
che si può conservare

in un’imperfetta traslucenza.

 

Tempo e violenza (Le Lettere, 2010), a cura G. Sensi e A. Sirotti

 

 

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“Se qualche volta scrivo”- dice Cristina Campo-“è perché certe cose non vogliono separarsi da me come io non voglio separarmi da loro. Nell’atto di scriverle esse penetrano in me per sempre- attraverso la penna e la mano- come per osmosi.” (da Parco dei cervi, in Gli imperdonabili)

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Una volta mi è capitato di pranzare con Celati e, dopo pranzo, di fare con lui una passeggiata nelle colline dell’Appennino emiliano. Conoscendo i suoi scritti e il suo amore per il camminare, pensavo a una lunga passeggiata verso Canossa. E invece restammo imprigionati nel primo boschetto dietro casa per qualche ora, semplicemente a togliere edera, vitalba e altre piante infestanti da querce, olmi, frassini, aceri campestri, ciliegi selvatici. Era stata un sua idea o forse soltanto una reazione spontanea, non meditata, a un suo modo di guardare le cose. Appena cominciata la passeggiata aveva visto questi alberi sommersi dai rampicanti, forse sofferenti, certo costretti; e aveva cominciato con le mani a disbrogliare gli intrecci di liane e rami che salivano sui tronchi fino alle foglie in alto. E la contentezza che provava nel liberare questi alberi dalle loro incrostazioni fu contagiosa per me e per chi era con noi. E ci trovammo tutti a tirare queste liane, a sfrondare gli alberi da questi parassiti indesiderati che, alla lunga, li avrebbero soffocati. Mi è sembrato quello un atto che solo chi è abituato a osservare con rispetto  il mondo riesce a pensare. Un atto che richiede delicatezza, perché sfilando le liane e l’edera non si vogliono strappare anche le foglie o i rami degli alberi. Un atto che ha bisogno di tempo.  Così come di tempo ha bisogno il tradurre, il raccontare, che è qualcosa di diverso, forse, dal riempire file di fotografie o scaffali di pubblicazioni, senza mai scendere dal fuoristrada, senza mai davvero accordarsi con il ritmo delle cose.
Franco Nasi http://www.doppiozero.com/materiali/speciali/speciale-gianni-celati-alberi-e-parole

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PROVERBS
A person’s anger should be respected
even when it isn’t shared

a person’s happiness should be shared
even if it isn’t understood

a person should be understood thoughp
he has brought both his brows togethe
in anger and also suddenly begun to laugh

a person should be in love most of
the time this is the last proverb
and may be learned by all the organs
capable of bodily response

La rabbia di una persona andrebbe rispettata
anche quando non è condivisa

la gioia di una persona andrebbe condivisa
anche se non è compresa

una persona dovrebbe essere compresa anche se
ha aggrottato le sopracciglia
per la rabbia e poi di colpo è scoppiata a ridere

una persona dovrebbe essere innamorata quasi
sempre questo è l’ultimo proverbio
e può essere imparato da ogni organo
capace di reazione corporea

( Grace Paley, Fidelity, trad. Livia Brambilla e Paolo Cognetti, Minimum fax,2011

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ascolti

Tractatus, via Anna Untitla

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