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Archive for the ‘figurine’ Category

Così scrive Alberto Arbasino (uno che è venuto forse il momento di prendere in considerazione e leggere davvero) in Ritratti Italiani parlando di Pier Paolo Pasolini:

Ecco Amado mio: ” Hai un profumo che mi piace tanto… Dove vai a comprarti la brillantina?” ” In merceria… a Morsano…” disse il ragazzo. ” [……] E voilà Comisso, La favorita: ” Ma cosa vi date sui capelli voi napoletani per farli diventare così lucenti?” “Brillantina Venùs” risponde naturale e felice. [……]”. Analoghe appaiono le strutture, nell’autore giovane e nello scrittore più anziano: diari appena mossi ……… di una inquietudine ingorda e inesausta nel ‘battere’ teneri ragazzi contadini (Pasolini) oppure giovanotti in età militare (Comisso)…… in una Italia minore ancora antica e rustica e attonita e gentile, e semivuota, ma tradizionalmente bisessuale e disponibile anche più della Grecia e della Tunisia, finché durò la segregazione serale dei sessi.  Permissività, movimenti giovanili e discoteche spazzeranno poi questa tradizione o illusione ……

Seconda fase. Roma, anni Cinquanta: a detta di ogni tradizione orale e di testimonianze innumerevoli, l’ultima età d’oro per la bisessualità mediterranea, latina, rinascimentale, sia popolare sia d’élite, come l’hanno conosciuta tanti viaggiatori, per consuetudine antiche. Le reminiscenze sono ampie e concordi: innumerevoli ‘alti luoghi’ amabili e sicuri, in tutta la nazione, in nessuna guida indicati ma suggeriti dal tam-tam collettivo e istintivo del Genius Loci, sedi e siti di incontri maschili immediati e anonimi, e di sfoghi sfrenati di gruppo, senza criminalità né polizia.

Luoghi ormai mitici, in una geografia golosa del rimpianto, non disgiunta da lamentazioni sul presente: la pineta di Castelfusano; le arcate aperte del Colosseo; i bastioni alberati di città come Lucca e Modena, Ferrara e Verona; porti grandi e piccoli come Chioggia e La Spezia, Anzio e Brindisi; i giardini di Sabaudia; la Montagnola di Bologna; le Cascine di Firenze; parecchi cinema milanesi e napoletani; isole di cui si narravano miracoli; ………

Terzo tempo. L’età permissiva dei movimenti giovanili e della liberazione femminile ha alcune conseguenze decisive: la formazione precoce della coppietta definitiva, non più dopo i vent’anni, ma addirittura a dieci. Smentita, empirica, della tesi della bisessualità antropologica, pagana, dei ragazzi italiani. Fine delle bande avventurose di ragazzi sperimentali; omologazione, omogeneizzazione dei comportamenti. Fine dell’originalità individuale, dei caratteri regionali, del sapore locale. Standardizzazione e omologazione anche dell’atteggiamento omosessuale, riservato a ‘gay’ o ‘checche’ fatte con lo stampino, invase da galatei che impongono baffi e canottiere e orecchini identici in ogni paese. [……] Questi sono i temi della mutazione antropologica drammaticamente trattati anche dall’ultimo Pasolini disperato: forse è stato anche frainteso, perché chi rimpiange un’Italia sana e frugale e lieta può sembrare un nostalgico del fascismo.

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“Ghirri diceva di sé due cose: che era una patata perché si sentiva molto piantato sulla terra… oppure che gli sarebbe piaciuto essere un sasso. C’era un legame molto forte con la terra, con la sua terra, che si vedeva anche dal fatto che cercasse di tornare a casa anche quando era distante per lavoro. […] Era stanco di viaggiare, di tutta una vita spesa andando in giro, voleva portare le cose che gli piacevano a casa sua.”

“C’era una sorta di stanchezza nel guadare il mondo, nel vedere il degrado…ricordo gli ultimi lavori sul paesaggio, erano lavori sul paesaggio cancellato, sulla nebbia.”

(da Le ultime luci della sera, di Arturo Carlo Quintavalle, la Lettura #272)

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Luigi Ghirri

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Wind from the Sea (1947)

Wyeth, Andrew
American, 1917 – 2009

(via jeanphilippedetonnac, Instagram)

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il genio

“Leonardo fu anche scrittore di aforismi e di novelle. Durante la sua instancabile attività di scienziato, inventore, artista redasse una quantità notevole di appunti che scrisse in ogni momento della sua vita. Possiamo dire, dunque, che fu senza ombra di dubbio uno scrittore prolifico, addirittura un grafomane. Anche se di fatto nella sua vita non compose che il Trattato di Pittura, moltissimi sono i quaderni che ci ha trasmesso. Sappiamo da una nota del primo aprile del 1499 che l’artista a quei tempi si trovava “alla testa di duecentodiciotto libri”, tra fogli, quaderni e appunti, pieni di riflessioni più disparate. Perché il loro contenuto fosse reso noto ci è voluto tuttavia del tempo. Leonardo fu, infatti, estremamente geloso dei suoi quaderni; né agli amici né ai suoi discepoli permetteva di consultarli, forse per paura che le sue idee venissero depredate o forse semplicemente per pudore. Ad ogni modo, per mantenere il completo segreto sui suoi appunti, l’artista si servì di alcuni stratagemmi, come scrivere da sinistra verso destra (così che i suoi fogli fossero leggibili solo allo specchio) e anagrammare le parole sulle quali voleva conservare il massimo riserbo. Anche la sua scrittura, infine, desta meraviglia: invece che con una comunissima penna d’oca, Leonardo sembra avere vergato i suoi quaderni con un prototipo di penna stilografica, inventata da lui stesso con tutta probabilità, come dimostrano alcuni suoi disegni.”


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a proposito di

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trovata qui

#maria; #bolaño; #kristeva; #fotografie (che non so più scrivere due parole in croce)

 

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Ieri sera sentivo Calasso a Che tempo che fa. Diceva che tra cultura digitale e il libro di carta c’è un divario che non sarà mai eliminabile, ma che anzi tenderà ad accentuarsi sempre di più. La differenza tra queste due modalità  consiste, secondo Calasso, nel fatto che, mentre quando si ha che fare con un libro di carta quello che avviene in noi è una metamorfosi, una trasformazione, il libro ci cambia mentre lo leggiamo,  nell’informazione in rete, invece, cerchiamo solo un’espansione del nostro cervello, della nostra mente e tendiamo a utilizzare lo strumento più come una protesi di noi stessi che come una possibilità di cambiamento. Calasso faceva l’esempio della sensazione di panico, della rabbia che prende chi si accorge che il suo pc o il suo cellulare non funzionano più, per dire quanto stiamo affidando la sensazione di essere a strumenti esterni a noi: quando la protesi non funziona, ci sentiamo come se ci fosse stato tolto un pezzo del corpo, un arto.

Un tempo si nasceva vivi e a poco a poco si moriva. Ora si nasce morti- alcuni riescono a diventare a poco a poco vivi

(dall’introduzione di Roberto Calasso a Roberto  Bazlen, Scritti, Adelphi 1984)

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noblesse oblige

Priority-Pass

Dio bonino, wuarda he ffila! Ma Amoore, noi siamo wui , e’ ci s’ha la priorithé! lo vedi c’è scritto wui a tterra, la striscia sgialla: pri-o-ri-thé. Ah! va’ vai: o arreggimi un pohino la valigia, e’ vo a ppisciare.

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Ma venendo più al particulare, dico che mentre che Cosimo Rosselli lavorava in Fiorenza, gli fu raccomandato un giovanetto per dover imparare l’arte della pittura, di età di anni XII, il cui nome fu Piero; il quale aveva da natura uno spirito molto elevato, et era molto stratto e di varia fantasia, dagli altri giovani che stavono con Cosimo per imparare la medesima arte. Costui era qualche volta tanto intento a quello che faceva, che ragionando di qualche cosa, come suole avvenire, nel fine del ragionamento bisognava rifarsi da capo a ricontargliene, essendo ito col cervello ad un’altra sua fantasia.Era costui tanto amico della solitudine, che non avea piacere se non quando pensoso da sé solo poteva andare fantasticando e fare i suoi castelli in aria.[…] Non voleva che le stanze si spazzassino, voleva mangiare allora che la fame veniva, e non voleva che si zappasse o potasse i frutti dello orto, anzi lasciava crescere le viti et andare per terra i tralci, et i fichi non si potavono mai, né gli altri alberi, anzi si contentava di vedere salvatico ogni cosa, come la sua natura, allegando che le cose d’essa natura bisogna lassarle custodire a lei, senza far altro. Recavasi spesso a veder o animali o erbe o qualche cosa, che la natura fa per istranezza et a ccaso di molte volte; e ne aveva un contento e una sadisfazione che lo furava tutto a se stesso. … Fermavasi talora a considerare un muro dove lungamente fusse stato sputato da persone malate, e ne cavava le battaglie de’ cavagli e le più fantastiche città e più gran paesi che si vedesse mai; simil faceva de i nuvoli de l’aria.[……] … si riduceva a mangiar continuamente ova sode, che per risparmiare il foco, le coceva quando faceva bollir la colla; e non sei o otto per volta, ma una cinquantina, tenendole in una sporta, che consumava a poco a poco: nella quale vita così strattamente godeva, che l’altre appetto alla sua gli parevan servitù. Aveva a noia il piagner de’ putti, il tossir de gli uomini, il suono delle campane, il cantar de’ frati; e quando diluviava il cielo d’acqua, aveva piacere di veder rovinarla a piombo da’ tetti e stritolarsi per terra. Aveva paura grandissima delle saette, e quando e’ tonava straordinariamente, si inviluppava nel mantello e, serrato le finestre e l’uscio della camera, si recava in un cantone finché passasse la furia. Nel suo ragionamento era tanto diverso e vario, che qualche volta diceva sì belle cose che faceva crepar dalle risa altrui. Ma per la vecchiezza vicino già ad anni 80, era fatto sì strano e fantastico, che non si poteva più seco. […] adiravasi col le mosche, e gli dava noia infino a l’ombra[….] Diceva male de’ medici, degli speziali e di coloro che guardano i malati e che gli fanno morire di fame; oltra i tormenti de gli sciloppi, medicine, cristeri et altri martorii, come il non esser lasciato dormire quando tu hai sonno, il fare testamento, il veder piagnere i parenti e lo stare in camera al buio, e lodava la giustizia, che era così bella cosa andare a morte; e che si vedeva tanta aria e tanto popolo; che tu eri confortato con i confetti e con le buone parole; che avevi il prete et il popolo che pregava per te; che andavi con gli angeli in Paradiso; che aveva una gran sorte chi n’usciva ad un tratto. [……]Laonde per sì strane sue fantasie vivendo stranamente, si condusse a tale, che una mattina fu trovato morto appiè d’una scala…. né è mancato poi chi per le sue azzioni gli abbi fatto memoria di epitaffi, che metto solamente questo:

PIERO DI COSIMO PITTOR F(IORENTINO)
                                      S’IO STRANO, E STRANE FUR LE MIE FIGURE,
DIEDI IN TALE STRANEZZA E GRAZIA ET ARTE;
E CHI STRANA IL DISEGNO A PARTE A PARTE
DA’ MOTO, FORZA E SPIRTO ALLE PITTURE.

Giorgio Vasari, Piero di Cosimo, da Le vite de’ più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani, da Cimabue insino a’ tempi nostri, Einaudi, 1986

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Quando dava un appuntamento agli amici, arrivava sempre in ritardo. Giungeva a passo di corsa, con un sorriso imbarazzato sul volto, e teneva la mano sul cuore come per dire: «Sono innocente ». L’attore Lòwy lo attendeva a lungo sotto casa. Se vedeva la luce accesa nella stanza di Kafka, supponeva: «Sta ancora scrivendo»: poi la luce si spegneva di colpo, ma restava accesa nella stanza vicina, e allora si diceva: «Sta cenando»: la luce si riaccendeva nella sua camera, dove lui, dunque, si stava lavando i denti: quando si spegneva, Lòwy pensava che stesse scendendo velocemente le scale; ma ecco che si riaccendeva di nuovo, forse Kafka aveva dimenticato qualcosa… Kafka spiegava che adorava aspettare: una lunga attesa, con lente occhiate all’orologio e indifferente andare e venire, gli era piacevole quanto starsene coricato sul divano con le gambe distese e le mani nelle tasche. Aspettare dava uno scopo alla sua vita, che altrimenti gli sembrava così indeterminata: aveva un punto prefisso davanti a sé, che segnava il suo tempo, e lo assicurava di esistere. Forse dimenticava di dire che arrivare in ritardo era per lui un modo di eludere il tempo: di vincerlo, spossandolo a poco a poco e sottraendosi al suo battito regolare.
Gli amici lo scorgevano da lontano, vestito in modo sempre pulito e ordinato, mai elegante: abiti grigi o blu scuri, come un impiegato.
(Pietro Citati, Kafka, gli Adelphi)

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Sì, ma torniamo al latino: io, vede, il plus ve lo riconosco. Il plùs, non il plàs, come dice la sua collega, perché qui siamo latini, mica inglesi. Il plus ve lo riconosco, perché c’è nella vostra offerta, ma mi dica: quel pulsante lì, è un optional?

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