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Archive for the ‘a volte ritornano’ Category

 All’assente, io faccio continuamente il discorso della sua assenza; situazione che è tutto sommato strana; l’altro è assente come referente e presente come allocutore.

2. La Gradiva è una figura di salvezza, propiziatrice, una Eumenide, una Benevola. Ma, così come le Eumenidi non sono che delle vecchie Erinni, dee della vendetta, anche nella sfera amorosa esiste una Gradiva malvagia. Anche se inconsciamente e per delle motivazioni che possono avere origini nel proprio tornaconto nevrotico, l’essere amato sembra allora volermi spingere sempre più addentro nel mio delirio, sembra voler mantenere viva e esulcerante la mia ferita d’amore: come i genitori di certi schizofrenici che, a quanto sembra, non smettono mai di provocare o di aggrvare le follia del figlio con piccole ingerenze conflittuali, così l’altro cerca di rendermi pazzo. Per esempio: l’altro si adopera a mettermi in contraddizione con me stesso (il che ha per effetto di paralizzare in me ogni linguaggio); o, anche, alterna atti di seduzione a atti di frustrazione (episodio consueto nella seduzione amorosa); passa senza preavviso da un regime all’altro, dalla tenerezza intima, complice, alla freddezza, al silenzio, al commiato; o infine, in un modo più sottile, ma non meno doloroso, si ingegna a “rompere” la conversazione, sia imponendo di passare bruscamente da un argomento molto serio (che mi sta a cuore) a uno di nessuna importanza, sia interessandosi visibilmente, mentre sto parlando, ad altro. In poche parole, l’altro mi riporta continuamente alla mia impasse da cui non posso uscire e in cui non posso restare…

(Roland Barthes, Frammenti di un discorso amoroso, Einaudi, 1979)

 

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[26 marzo 2010]
La poesia che prese il posto di una montagna

Ecco, parola per parola,
la poesia che prese il posto di una montagna.
Egli ne inspirava l’ossigeno
persino quando il libro era rivoltato sulla polvere del suo tavolo.
Gli ricordava di come aveva sentito il bisogno
di un posto dove seguire la sua direzione,
di come aveva riordinato i pini,
spostato le pietre, e di come era avanzato guardingo tra le nuvole,
alla ricerca di un panorama appropriato,
dove sentirsi perfetto in una compiutezza inspiegata.
La roccia ideale dove la sua inesattezza
gli avrebbe infine dischiuso la vista verso la quale erano protesi,
dove lui avrebbe potuto coricarsi e guardando il mare in basso,
avrebbe saputo riconoscere la sua casa, incomparabile e solitaria.
(Wallace Stevens)

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Di certe pesche si dice in italiano che hanno “l’anima spicca”, il nocciolo, cioè, ben distaccato dalla polpa. A spiccarsi del pari il cuore dalla carne o, se vogliamo, l’anima dal cuore, è chiamato l’eroe della fiaba, poiché con un cuore legato non si entra nell’impossibile.

Cristina Campo, Della fiaba, in Gli imperdonabili, Adelphi, 1987

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“Se qualche volta scrivo”- dice Cristina Campo-“è perché certe cose non vogliono separarsi da me come io non voglio separarmi da loro. Nell’atto di scriverle esse penetrano in me per sempre- attraverso la penna e la mano- come per osmosi.” (da Parco dei cervi, in Gli imperdonabili)

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Ci si abitua piano al buio-

quando la luce si è spenta-

la vicina regge il lume

come testimone del suo addio.

Per un momento ci muoviamo incerti

per la novità della notte-

poi- lo sguardo si abitua alle tenebre-

e a testa alta affrontiamo la strada

E anche nelle oscurità più profonde-

quelle notti della mente

quando non c’è luna che disveli un suo segno-

o stella che – dentro- si accenda-

i più coraggiosi- brancolano per un poco-

e battono- a volte- dritti in fronte-

contro il tronco di un albero-

ma poi imparano a vedere-

E allora la Notte si trasforma-

oppure è un qualcosa nella vista

che alla mezzanotte si conforma-

E la vita procede quasi diritta.

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Pasolini è il contrario di Ikea, l’antipodo di McDonald – tutti i magazzini Ikea sono blu e giallo, tutti hanno un percorso preordinato, tutti finiscono con cibi svedesi in deliziose scatole di latta; l’odore del McDonald’s è più identificativo del profumo degli stores di Abercrombie&Fitch – Pasolini rende evidente che tutto quello che ritrovi di simile al tuo paese, al tuo luogo natio, in un paese per religione, geografia, classe sociale media, e clima molto diverso dal tuo ce lo hai messo tu. Non è lì, non è autoctono e non ci sarà mai senza di te. La somiglianza è nell’occhio di chi guarda, come la metafora, la miseria, la misericordia.(Chiara Valerio)

http://www.doppiozero.com/materiali/parole/1961-pasolini-in-india-ovvero-questa-enorme-folla-vestita-praticamente-di-asciugama#

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biscotti

In Italia sono molti preoccupati-alcuni- per la storia dei cookies, dei biscottini in rete, quelli su cui bisogna avvertire chi legge i blog. Di questo sono preoccupati. Non di Renzi, della politica, delle elezioni, della merda che stiamo vivendo. No: dei cookies.

Non so se abbiano ragione a preoccuparsi. Non so se anche questa sia una cosa importante, un segno dei tempi, la restrizione di una libertà personale.

Non lo so, come non so più molte cose. Alla mia età faccio già fatica a stare dietro a tutto e a tutti, in certi giorni non ho proprio la testa per farlo, né la voglia. Come se il tempo non bastasse più.  Come se le cose perdessero la loro importanza, e forse va bene così, la vita è altro da questo affannarsi, almeno la vita a un certo punto.

L’altro giorno ho percepito l’impermanenza delle cose, quella di cui si parlava nel film di Bertolucci. L’ho sentita, forse mi ricordo, mentre ero in macchina, ma non te l’ho detto, non so mai come prenderesti queste cose, troppo malinconiche, forse, per te.

 

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scrivere a matita

Peter Handke

i quaderni di Peter Handke

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