Un grande amico che sorga alto su me
E tutto porti me nella sua luce,
che largo rida ove io sorrida appena
e forte ami ove io accenni a invaghirmi…

Ma volano gli anni, e solo calmo è l’occhio che antivede
perdente al suo riapparire
lo scafo che passava primo al ponte.
Conosce i messaggeri della sorte,
può chiamarli per nome. E’ il soldato presago.
Non pareva il mattino nato ad altro?
E l’ala dei tigli
e l’erta che improvvisa in verde ombrìa si smarriva
non portavano ad altro?
Ma in terra di colpo nemica al punto atteso
si arroventa la quota.
Come lo scolaro attardato
– né più dalla minaccia della porta
sbarrata fiori e ali lo divagano –
io lo seguo, sono nella sua ombra.
Un disincantato soldato.
Uno spaurito scolaro

Vittorio Sereni

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sento una musica e non posso suonarla

Oggi, come vedi, invece di fare quanto sopra mi sono seduto qui più di due ore fa, a scriverti questa lettera che sembra non dover finire mai, come se questo fosse per me il modo di rispondere a ( o di compensare) quella sorta di enigmatico congedo che era la tua ultima lettera. Allora redigo queste interminabili pagine per te, my uncle Marcel, che vieni da tanto lontano, da un luogo tanto antico, da un’epoca tanto remota della mia vita che la tua ricomparsa (epistolare) è stata in questi mesi il trionfo più puro dell’elemento romanzesco che io possa esibire (per non dire l’unico). Avanzo allora, per riassumere, con una lentezza vertiginosa, in quella specie di romanzo che cerco di scrivere. Sento una musica e non posso suonarla, diceva, credo, Coleman Hawkins.  Sento una musica e non posso suonarla: non conosco sintesi migliore dello stato in cui mi trovo. So bene di che si tratta, possiamo dire che in un certo senso ascolto, a tratti, questa musica, ma quando comincio a scrivere quello che viene fuori è sempre la stessa argilla cruda in cui nessun suono si annuncia.

(Ricardo Piglia, Respirazione artificiale, traduzione di Gianni Guadalupi, edizioni SUR)

lavoro

Non tutto il lavoro è un impiego
Non tutti gli impieghi sono lavori
Non tutti gli impieghi sono significativi
Non tutti i lavori e gli impieghi sono pagati
Non tutto il lavoro ha un significato
Non tutti i significati derivano dagli impieghi e dal lavoro
Non tutte le persone si realizzano nel lavoro (di merda)
Non tutto il lavoro coincide con la forza lavoro

La forza lavoro è l’insieme delle attitudini fisiche e intellettuali che esistono nella corporeità, ossia nella personalità vivente che un uomo e una donna mettono in movimento ogni volta che producono valori d’uso di qualsiasi genere.

* Roberto Ciccarelli, Forza Lavoro. Il lato oscuro della rivoluzione digitale (DeriveApprodi), gennaio 2018