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Archive for maggio 2017

il vero incontro

Un piacere è un piacere completo solo nel ricordo. Tu, Huomo, parli come se il piacere fosse una cosa e la memoria un’altra, invece sono tutt’uno. I séroni potrebbero spiegartelo meglio, ma non meglio di quanto potrei fare io con una poesia. Quello che tu chiami ricordo è l’ultima parte del piacere, come il crah è l’ultima parte di una poesia. Quando noi due ci siamo incontrati, l’incontro in sé, è durato un attimo, è stato un nulla. Ora, nel nostro ricordo, sta diventando qualcosa. Ma noi ne sappiamo ancora pochissimo. Quello che sarà nel mio ricordo il giorno in cui mi stenderò a terra per morire, e quello che opera e opererà dentro di me ogni giorno fino ad allora, questo è il vero incontro. L’altro è stato solo l’inizio. Tu dici che ci sono poeti nel tuo mondo. Non vi insegnano queste cose?

(Sorpresi dalla gioia. Leggere e incontrare C.S.Lewis, in minima&moralia, da un pezzo di Edoardo Rialti introduttivo al libro La vita di C.S.Lewis)

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incipit

Ci sono alcuni libri e racconti che si aprono con un’ immagine, una frase, capaci di farti essere immediatamente lì, in quella città o con quel personaggio. Inizi che si fissano nella testa e non te li scordi più, sono quel libro e quel racconto per sempre.

Sostiene Pereira di averlo conosciuto in un giorno d’estate. Una magnifica giornata d’estate, soleggiata e ventilata, e Lisbona sfavillava. 

 

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Dalla finestra arrivò il suono di una sirena, forse una nave che entrava in porto, e immediatamente sentii un enorme desiderio di essere uno di quei passeggeri di quella nave, di entrare nel porto di una città sconosciuta che si chiamava Lisbona e di dover chiamare al telefono una donna sconosciuta per dirle che era uscita una nuova traduzione di Fernando Pessoa, e quella donna si chiamava Maria do Carmo, sarebbe venuta alla libreria Bertrand indossando un vestito giallo, amava il fado e i piatti sefarditi, e io sapevo già tutto questo, ma quel passeggero che ero io e che guardava Lisbona dal parapetto della nave non lo sapeva ancora e tutto sarebbe stato per lui nuovo e identico. E questa era Saudade, Maria do Carmo aveva ragione, non era una parola, era una categoria dello spirito. A suo modo, anch’essa, era un rovescio.

(Antonio Tabucchi, Il gioco del rovescio, Feltrinelli, 1988)

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Quota 84
Nel giorno del mio compleanno

Dalla torre degli anni che chiamo vita
Guardo nel pozzo: non tempo ma spazio, non qui ma laggiù,
Non senso ma memoria, ovunque in nessun luogo-
La storia incerta, il nodo al fazzoletto,
Il dove-siete-morti-onnipresenti, i vostri nomi
In un istante mi riportano all’infanzia, a ritroso percorro
La lunga strada fino al Natale e i suoi doni.
Così il DNA modella la sostanza dei sogni,
E la vecchiaia non ha motivo d’essere.
Un sapore proustiano, un profumo, la musica di una frase
Sfidano la legge naturale cui si sottraggono.
La vita sarà mia fintantoché io sarò la mia mente
E la gioventù? Sofferenze, ansie e ferite
Meglio ricordate che rivissute.

Anne Stevenson

© traduzione italiana di Carla Buranello

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AsterusherPrefazione

a mia sorella Agostina, che sa

Le case sono mie; mia la vita trascorsavi; miei gli oggetti e il senso che li investe; miei i ricordi, mia l’idea di questo libro, e miei i testi  (dove il poliptotico possessivo vuole essere perentorio come le cinque pi del Beniamino Venarvaghi di Gadda: “E d’un oggetto o d’un bene o d’una patata o d’un quadrupede di sua personale pertinenza soleva ad ogni buon conto pensare: “Questo cavallo e questa carrozza di mia propria privata privatissima personale proprietà”. Cinque pi sicché: Una di fila all’altra”). Nessun dubbio, quindi, che il presente libro possa legittimamente sottotitolarsi come autobiografia [……..]

(Austerhusher, Autobiografia per feticci, Michele Mari, Francesco Pernigo, Corraini Edizioni, 2015)

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Così scrive Alberto Arbasino (uno che è venuto forse il momento di prendere in considerazione e leggere davvero) in Ritratti Italiani parlando di Pier Paolo Pasolini:

Ecco Amado mio: ” Hai un profumo che mi piace tanto… Dove vai a comprarti la brillantina?” ” In merceria… a Morsano…” disse il ragazzo. ” [……] E voilà Comisso, La favorita: ” Ma cosa vi date sui capelli voi napoletani per farli diventare così lucenti?” “Brillantina Venùs” risponde naturale e felice. [……]”. Analoghe appaiono le strutture, nell’autore giovane e nello scrittore più anziano: diari appena mossi ……… di una inquietudine ingorda e inesausta nel ‘battere’ teneri ragazzi contadini (Pasolini) oppure giovanotti in età militare (Comisso)…… in una Italia minore ancora antica e rustica e attonita e gentile, e semivuota, ma tradizionalmente bisessuale e disponibile anche più della Grecia e della Tunisia, finché durò la segregazione serale dei sessi.  Permissività, movimenti giovanili e discoteche spazzeranno poi questa tradizione o illusione ……

Seconda fase. Roma, anni Cinquanta: a detta di ogni tradizione orale e di testimonianze innumerevoli, l’ultima età d’oro per la bisessualità mediterranea, latina, rinascimentale, sia popolare sia d’élite, come l’hanno conosciuta tanti viaggiatori, per consuetudine antiche. Le reminiscenze sono ampie e concordi: innumerevoli ‘alti luoghi’ amabili e sicuri, in tutta la nazione, in nessuna guida indicati ma suggeriti dal tam-tam collettivo e istintivo del Genius Loci, sedi e siti di incontri maschili immediati e anonimi, e di sfoghi sfrenati di gruppo, senza criminalità né polizia.

Luoghi ormai mitici, in una geografia golosa del rimpianto, non disgiunta da lamentazioni sul presente: la pineta di Castelfusano; le arcate aperte del Colosseo; i bastioni alberati di città come Lucca e Modena, Ferrara e Verona; porti grandi e piccoli come Chioggia e La Spezia, Anzio e Brindisi; i giardini di Sabaudia; la Montagnola di Bologna; le Cascine di Firenze; parecchi cinema milanesi e napoletani; isole di cui si narravano miracoli; ………

Terzo tempo. L’età permissiva dei movimenti giovanili e della liberazione femminile ha alcune conseguenze decisive: la formazione precoce della coppietta definitiva, non più dopo i vent’anni, ma addirittura a dieci. Smentita, empirica, della tesi della bisessualità antropologica, pagana, dei ragazzi italiani. Fine delle bande avventurose di ragazzi sperimentali; omologazione, omogeneizzazione dei comportamenti. Fine dell’originalità individuale, dei caratteri regionali, del sapore locale. Standardizzazione e omologazione anche dell’atteggiamento omosessuale, riservato a ‘gay’ o ‘checche’ fatte con lo stampino, invase da galatei che impongono baffi e canottiere e orecchini identici in ogni paese. [……] Questi sono i temi della mutazione antropologica drammaticamente trattati anche dall’ultimo Pasolini disperato: forse è stato anche frainteso, perché chi rimpiange un’Italia sana e frugale e lieta può sembrare un nostalgico del fascismo.

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