l’amore ai tempi del colera


Dal punto di vista amoroso, scrive ancora Barthes, il fatto diventa conseguente, perchè subito si trasforma in segno: è il segno, non il fatto, che è conseguente (a causa delle sue ripercussioni). L’altro mi ha dato questo nuovo numero di telefono: che significato può avere questo segno? Voleva essere un invito ad approfittarne subito, per diporto, o soltanto in caso di bisogno, per necessità? La mia stessa risposta diventerà un segno che l’altro interpreterà fatalmente, scatenando, fra me e lui, un tumultuoso intrecciarsi di immagini. Tutto ha un significato: con questa affermazione, io mi freno, divento preda del calcolo: m’impedisco di godere.

Talvolta, a furia di deliberare sul “niente” (questo è quanto direbbero gli altri) finisco con lo sfiancarmi; a questo punto, con un ultimo guizzo, come uno che sta per annegare e cerca con un colpo di tallone di risalire in superficie, tento di prendere una decisione spontanea (la spontaneità: grande sogno: paradiso, forza delizia)…

(Roland Barthes, Frammenti di un discorso amoroso)

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Sarebbe interessante capire che cosa penserebbe oggi Barthes, quale discorso amoroso farebbe in presenza dei nuovi mezzi di (non)comunicazione, dei social, delle tracce sparse di noi che lasciamo agli altri e che gli altri lasciano.

A noi? non lo sapremo (quasi) mai, ma del resto la cosa è reciproca, anche gli altri non sapranno mai se i sassi che lasciamo per strada servono a ritrovarci o a perderci, se mai esiste una strada.

E’ notevole, a pensarci, questa corrispondenza non biunivoca: ognuno di noi, in certi momenti,  sa a chi vorrebbe lasciare la sua traccia, ognuno sa da chi vorrebbe che le sue impronte fossero seguite, ma, in assenza di parole dette, in assenza di viso, di labbra, di occhi (tutti elementi che comunque rimangono per me un segno di reale: è il corpo la bussola), nessuno saprà mai se l’altro, quello per cui lascia il suo odore, lo sta seguendo. E il gioco, chiamiamolo gioco per questa volta sola e con una certa titubanza, perchè chiamarlo così già sarebbe un pensar positivo sotto certi aspetti, è ancora più complicato in certi casi e ci sono momenti in cui dubiti seriamente che sia ancora un gioco.  Non potrai mai saperlo fino alla fine.

Un altro dubbio, ti rimane, però, di segno opposto, che cancella il primo: che nonostante tutto sia ancora amore. Con la spinta ad agire in qualche modo che ne consegue.

Ma, scrive Barthes, invano: il tempo amoroso non consente di mettere sulla stessa linea l’impulso e l’atto, di farli coincidere: io non sono l’uomo dei piccoli acting-out; la mia follia è misurata, non si vede; è subito che io ho paura delle conseguenze, di ogni conseguenza: ciò che è “spontaneo” è la mia paura – la mia indecisione.

Non è un caso che si chiami rete: siamo in trappola.

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