città

 

Ho chiamato Lisbona prima Città cromatica e poi speziata: ecco, Città Speziata (gewürzte Stadt) è straordinaria invenzione di Ingeborg Bachmann riferita a Napoli: ma sono molte le Città Speziate di cui ho memoria e che lasciano nella mente il medesimo sapore di luce marina e d’intonaci come meridiane sulle quali il cielo e gli sguardi hanno unito la loro attesa: Atene, dove la gente sembra ancora vivere “fuori casa”, come nella tradizione mediterranea, chiacchierando ininterrottamente e godendo del piacere fisico e appagante della parola; Siracusa, che sfavilla dell’oro della sua pietra in Ortigia, profumando degli odori d’una cucina ricchissima e saporita e che, in quella sua Piazza a forma d’occhio, perpetua lo slancio del guardare per conoscere e del conoscere traverso la fisicissima luce che sale dal mare; Granada, da dove, malgrado tutto, né Arabi né Ebrei sono andati veramente via; Arles che qui mi piace ricordare legata al nome del fotografo Lucien Clergue, maestro del bianch’e nero e della conversazione tra luce e ombra e fondatore dei Rencontres d’Arles –  rencontres/incontri, appunto, nel cuore di un’Europa che si sta allontanando sempre più da sé stessa, avvitandosi in un autismo catastrofico; e Lisbona, infine, mediterraneo avamposto di fronte all’Atlantico, atlantico transoceanico navigare incontro al Mediterraneo.

L’immagine, la musica, e il testo che qui segue, l’ho trovata qui.

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