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Archive for dicembre 2016

Nel corso di un viaggio che, fra l’agosto e il settembre del 1911, li portò a Parigi, con tappe a Lugano e Milano, Kafka e Brod concepirono l’idea di un nuovo tipo di guida turistica. “Doveva chiamarsi “A buon mercato”- ricorda Brod- Franz era instancabile e provava una gioia infantile nell’elaborare nei minimi dettagli i principi di questo genere di guida, che avrebbe dovuto farci milionari e soprattutto strapparci all’orrendo lavoro di ufficio. In seguito intrattenni una corrispondenza molto seria con vari editori sulla nostra “Riforma delle guide turistiche”. Le trattative fallirono perché non eravamo disposti a rivelare il prezioso segreto se non in cambio di un colossale anticipo”
[……]

IL NOSTRO PROGETTO MILIONARIO “A BUON MERCATO”
Un’impresa milionaria.
A buon mercato in Italia, a buon mercato in Svizzera, a buon mercato a Parigi. A buon mercato nelle terme boeme e a Praga.
Traducibile in tutte le lingue.
Motto: Animo!

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Che cosa significa “A buon mercato”. Ha molte sfumature. Dagli alberghi di lusso e dalla goffaggine e pacchianeria del ceto medio noi prendiamo le distanze. E anche nei confronti del basso. Ci rivolgiamo a coloro che, per errore o perché mal consigliati, ritengono che viaggiare comporti eccessivi esborsi e rimangono nei dintorni della città natale (in sé belli, ma già noti). Vogliamo dimostrare che ci sono in tutto il mondo soggiorni a buon mercato, come queste villeggiature estive- includendo ovviamente anche il calcolo del viaggio.

E pure a coloro che osano affrontare un viaggio e a cui far conti e calcoli rovina tal viaggio – e (pardon!) a coloro che si lasciano imbrogliare. Fino a oggi un eventuale imbroglio andava sempre messo in conto, e imputato non di rado al paese ospite. Italia, Parigi. Così noi miglioriamo anche la reputazione di quei paesi. Intesa fra le nazioni.

Aspetto educativo dell’energia dell’uomo nel suo complesso.

Incorrono in truffe solo i mal indirizzati.

Lo stesso diletto a un costo inferiore. Consommation al Monico.

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Edizione con o senza manuale [di conversazione] per chi già conosce la lingua.

Il nostro principio: impossibile imparare una lingua alla perfezione. Bisogna accontentarsi del livello meno faticoso e comunque sufficiente. Meglio quel poco piuttosto che parlar male una lingua studiata a fondo e almanaccare sulle regole. Un infinito dopo l’altro. Duecento vocaboli. Una sorta di esperanto. Lingua dei gesti in Italia. Pronuncia accurata. Non è di ostacolo alla continuazione dell’apprendimento. Francese da noi. Nozioni fondamentali del dialetto svizzero.

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Quando ero una ragazzina, in casa mia madre raccontava spesso di questi ragazzi e ragazze della sua età, o poco più. Queste figure sono state un riferimento, credo, per alcune persone della mia generazione, nate in un certo ambiente, di certo antifascista. Mi sembra che ci abbiano dato un esempio di rigore, di serietà che certo non sempre siamo stati in grado di applicare alle nostre vite, ma che credo ci sia rimasto comunque dentro e che ci fa percepire la situazione dell’Italia di oggi, la politica e molti dei personaggi che la praticano ma anche la società italiana nel suo insieme, le sue trasformazioni, come un desolante deserto morale di fronte al quale forse sarebbe necessario, di nuovo, prendere parola e posizione, averne la forza, la determinazione, lo spirito. Saper leggere il presente in modo non superficiale e agire di conseguenza, ognuno come può.

Un documentario Rai su Leone Ginzburg

Appunti sul Social-fascismo. La condivisione delle “idee senza parole”

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L’immagine è di Avigdor Arikha, pittore ebreo nato in Romania nel 1929 e morto a Parigi nel 2010. Neri Pozza ha pubblicato un suo libro.

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L’era del sospetto

 

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Fuori Castelfidardo

sul viale controvento

lo striscione TRAGUARDO

copre metà tramonto.

Fa buio al primo sguardo

mandano ardore i tigli

l’eternità è in ritardo

per colpa dei bisbigli.

(da Il giardino degli sguardi, da Scarse serpi, 1983, in Toti Scialoja, Poesie 1961-1998, prefazione di Giovanni Raboni, Garzanti, 2002)

Cartolina da Nizza:

sul molo l’onda innalza

i suoi spruzzi- il palmizio

sprezza la mossa falsa.

Svolazza la tua firma

-si legge per un pelo-

è un nembo nero il timbro

postale in mezzo al cielo.

(da Paesaggi sul peggio, idem)

Fuori piove se piango

senza sedermi senza

causa apparente spengo

la cicca lentamente

più che piangere spingo

lacrime sulla pelle

percorrendo la stanza

quanta è larga da un angolo

all’altro vanno vanno lente

quelle gocce ingranaggio

più logoro che blando

le sento sulla lingua

certo non me ne viene

il minimo vantaggio

solo un odore d’acqua

piovana intrisa a cenere.

(da Respiro di serpi, idem)

 

 

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