incamminarsi

Sto per incamminarmi nel regno dei morti, è giusto che abbassi la voce. Per quanto mi riguarda, alcuni di essi non esistono più, mentre altri continuano a vivere nelle mie movenze, nella forma del mio cranio, nel modo in cui fumo una sigaretta o faccio l’amore, e quando mangio certi piatti mi sembra di agire su loro incarico. Sono tanti. per lungo tempo ci si sente soli tra gli esseri umani; finché un bel giorno si approda in mezzo ai propri morti, ci si accorge della loro presenza costante e discreta. Non fanno molto chiasso. Ho cominciato tardi a vivere in compagnia dei parenti di mia madre; un giorno ho udito la loro voce mentre stavo parlando, ho visto i loro gesti mentre salutavo qualcuno o sollevavo un bicchiere. La “personalità”, quel poco di nuovo che l’uomo aggiunge a se stesso, è trascurabile in confronto all’eredità che i morti ci hanno trasmesso. Persone che non ho mai visto continuano a vivere, ad agire, a produrre, a desiderare o temere qualcosa dentro di me. La mia faccia è la copia di quella del nonno materno, le mie mani mi sono state tramandate dalla famiglia di mio padre, il mio temperamento è uguale a quello di uno dei parenti di mia madre.

Sándor Márai, Confessioni di un borghese, Biblioteca Adelphi, a cura di Marinella D’Alessandro, 2003

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Mia nonna e sua madre.

 

 

 

 

 


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