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Amo la letteratura, ma non perché ami le storie in sé. Trovo quasi tutte le mosse del romanzo tradizionale incredibilmente prevedibili,  fiacche, improbabili ed essenzialmente inutili.  Non ricordo mai i nomi dei personaggi, gli snodi della trama,  i dialoghi, i dettagli dell’ambientazione. Non mi è chiaro cosa dovrebbero rivelare sulla condizione umana narrazioni simili. Invece sono attratto dalla letteratura come forma di pensiero, di coscienza, di sapienza.  Mi piacciono le opere che mettono a fuoco non pagina dopo pagina, ma riga dopo riga quello che importa veramente allo scrittore, invece di sperare che tutto questo emerga chissà come misteriosamente dalle crepe della narrazione, che è quello che accade in quasi tutti i racconti e romanzi.

David Shields, Fame di realtà. Un manifesto, 2010,Fazi editore

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