protesi

Ieri sera sentivo Calasso a Che tempo che fa. Diceva che tra cultura digitale e il libro di carta c’è un divario che non sarà mai eliminabile, ma che anzi tenderà ad accentuarsi sempre di più. La differenza tra queste due modalità  consiste, secondo Calasso, nel fatto che, mentre quando si ha che fare con un libro di carta quello che avviene in noi è una metamorfosi, una trasformazione, il libro ci cambia mentre lo leggiamo,  nell’informazione in rete, invece, cerchiamo solo un’espansione del nostro cervello, della nostra mente e tendiamo a utilizzare lo strumento più come una protesi di noi stessi che come una possibilità di cambiamento. Calasso faceva l’esempio della sensazione di panico, della rabbia che prende chi si accorge che il suo pc o il suo cellulare non funzionano più, per dire quanto stiamo affidando la sensazione di essere a strumenti esterni a noi: quando la protesi non funziona, ci sentiamo come se ci fosse stato tolto un pezzo del corpo, un arto.

Un tempo si nasceva vivi e a poco a poco si moriva. Ora si nasce morti- alcuni riescono a diventare a poco a poco vivi

(dall’introduzione di Roberto Calasso a Roberto  Bazlen, Scritti, Adelphi 1984)