si diceva, quindi, dell’amore?

E’ il movimento dell’amore che mi appassiona. La curva descritta violentemente da un’anima verso l’altro corpo, da un corpo sessuato verso un altro genere di corpo, da un sorriso a uno sguardo. Scambio grazioso (-sì: sono bei colpi di grazia) da un godimento all’altro che non dice il suo sesso.

/ Si tratta dinanzi a Gerusalemme, ancora solo oscuramente, del mistero dell’amore che è d’essere un’acrobazia: vola o cadi! Senza deviazioni, sempre diritto. Per questo è così facile. Sì o No -senza vie di mezzo. Perchè il contrario di “facile” non è “difficile”: è solamente impossibile. L’amore è dunque il segreto dell’acrobazia? Sì, è la fiducia: è desiderare di passare nell’altro.

/ Il passaggio è vertiginoso? Come ogni passaggio. Inutile contemplare o sondare ciò che separa: l’abisso, è sempre la nostra paura che l’inventa. Ci si slancia ed è la grazia. Gli acrobati sanno: non guardano la separazione. Non hanno occhi, corpo, che per là, l’altro./

(da Tancredi continua di Hélène Cixous, traduzione di Nadia Setti, in Scritture del corpo. Hélene Cixous variazioni su un tema, Luca Sossella Editore)

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