sembra di sognare

Sembra di sognare: che tra don Girolamo secondo e il commendator Aristide Laurìa, oggi felicemente regnante sui contributi unificati dei regalpetresi, ci sia stato un tempo in cui uomini come Venturelli e Vagginelli si siano preoccupati dei fatti di questo paese con così aperto sentimento di giustizia, pare davvero incredibile; il borgese di Regalpetra mai riuscirebbe a crederlo.

Quel che oggi succede con i contributi unificati è degno degli anni di Girolamo secondo  e dunque il regalpetrese pensa che è sul pianeta che tasse e balzelli debbano qui accanirsi, da secoli la stessa storia. Sulle carte del catasto gli agenti dei contributi unificati vedono doppio, il territorio del Comune, che è di circa settemila ettari, diventa doppio per una misteriosa operazione, chi ha una salma di terra implacabilmente si trova a pagare per due. Il solo nome del commendator Laurìa, a pronunziarlo, suscita nei piccoli proprietari febbricose visioni: quel piccolo uomo se ne sta tranquillo dietro una scrivania, i reclami gli volteggiano intorno come farfalle, reclami spediti da cinque, da dieci anni, con lettere raccomandate sollecitati; mai che il commendatore alzi la mano ad acchiapparne uno, li guarda deliziosamente vorticare, viene uno spiffero d’aria e i reclami volano via. – “Il reclamo di cui fate cenno nella Vs del… non può essere preso in considerazione perché non pervenuto nei termini stabiliti”; oppure -” perché non corredato dell’estimo catastale storico”.

Di fronte alla richiesta di un estratto catastale storico la devozione alla Madonna, professata dai regalpetresi anche con una sopratassa sui generi alimentari, crolla di colpo: un barocco di bestemmie esplode nell’aria, auguri di un sollecito canchero, di una subitanea botta di sangue, di una schioppettata ben data, di un improvviso crollo di pavimenti e soffitti volano verso l’ufficio da cui la lettera proviene; senza contare gli attributi che a tre a tre sbocciando, come le vecchie rettoriche raccomandavano, toccano a mogli sorelle e figlie in età da marito di tutti quelli che mangiano pane lavorando in quell’ufficio. Il commendatore, uomo notoriamente pio, diventa una figura diabolica, galleggia nella fantasia dei proprietari con sberleffi e cachinni, di notte li sveglia sussurrando la cifra da pagare all’esattore, suggerisce l’immagine del sequestro, dell’annata di grano e mandorle divorata dai contributi…

Dal commendatore l’incubo sale al prefetto, al presidente della regione, al presidente del consiglio; lo Stato ghigna sordo e lontano.

(Leonardo Sciascia, Le parrocchie di Regalpetra, 1967)

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