Paolo Poli

Il mio lavoro è dal vivo, in mezzo alle persone, non esiste gioia più grande per me. Osservo la gente all’inizio dei miei spettacoli e a volte noto qualche volto stanco o incupito per una faticosa giornata lavorativa ma a poco a poco nasce il sorriso e la gioia grazie a una mia battuta o a una mia canzone e non c’è denaro che mi ripaghi di una gioia così. Da giovane facevo il cinema come si facevano le marchette, per soldi, e ho fatto anche tantissimi fotoromanzi: una volta ero a casa di Zeffirelli e Franco non c’era, impegnato in America per delle regie di opera lirica, così presi tutte le sue giacche e i suoi completi perché mi facevano fare sempre il figlio dei ricchi insieme a Laura Tavanti, la moglie di Paolo Ferrari. Rimpianti? Nessuno, il cinema è bello farlo se sei un regista poiché l’attore non conta: in Torna a casa Lassie era più bravo il cane di Liz Taylor, persino il cavallo di Granpremio era più espressivo della Taylor e di Mickey Rooney. Ho rifiutato un ruolo in 8 e½del mio amico Federico Fellini e pure nel Pinocchio di Carmelo Bene: mi offrì la parte di Lucignolo ma avevo i miei impegni teatrali. Anni dopo ho fatto con Marco Messeri un Pinocchio per la Rai ma io ero la Fata Turchina e Benigni, se era più intelligente, pigliava me come Fata!

(intervista con Paolo Poli, da Alias 19 gennaio 2013, a cura di Cecilia Ermini)

 

 

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