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Archive for gennaio 2013

 

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“che meraviglia questo giardino, questo mare di fiori” (assonanze)

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la mancanza

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lasciarsi vivere

[…] credo che non bisogni vegliare troppo nella vita,

cioè aspettare ogni giorno il tempo che arriva

con una specie di rancore, un’ansia di avvenimenti e di soluzioni.

Bisogna forse abbandonarsi a una specie di sonno,

cioè lasciarsi vivere e credere alle sole cose che sono vere

e cioè maturano da sé fatalmente

se non si cercano con avidità e rabbia:

il lavoro e l’amore. Il primo è forse la cosa più vera

e se si crede in lui senza fretta né smanie

finisce sempre per mantenere le sue promesse.

Il secondo arriva ma cercarlo è inutile e volerlo anche…

Elsa Morante a Luisa Fantini, 20 maggio 1937

( da L’amata, Lettere di e a Elsa Morante, Einaudi, 2012)

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almanacchi

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gli incontri rinviati

Tra le cose essenziali che si preparano dentro di noi vi sono gli incontri rinviati. Può trattarsi di luoghi e di uomini, di quadri come di libri. Vi sono città per le quali provo un’attrazione così forte come se fossi predestinato a trascorrervi una vita intera fin dall’inizio. Con mille astuzie evito di andarvi, e ogni volta che si presenta l’occasione di visitarle e vi rinuncio, sento aumentare a tal segno la loro importanza che si potrebbe quasi pensare che io sono ancora al mondo per quelle città e che sarei già scomparso da un pezzo se non ci fossero loro che continuano ad aspettarmi. Vi sono persone di cui mi piace sentir parlare, e allora ascolto quanto più è possibile e con una tale avidità che si potrebbe quasi pensare che in fondo so di loro più di quanto ne sappiano esse stesse- ma evito di guardare una loro fotografia e mi sottraggo a ogni raffigurazione visiva, come se un divieto particolare e legittimo impedisse di conoscere la loro faccia. Vi sono anche persone che mi incontrano da anni sul medesimo percorso, che mi danno motivo di riflettere e mi appaiono come enigmi di cui sono chiamato a trovare la soluzione, e tuttavia io non rivolgo loro la parola, proseguo in silenzio per la mia strada, come esse fanno con me, e tutt’e due ci scambiamo sguardi interrogativi, tutt’e due teniamo le labbra ben chiuse: io penso a quello che sarà il nostro primo colloquio e mi eccito all’idea di tutte le cose inaspettate che scoprirò allora. E infine vi sono persone che amo da anni senza che esse possano averne il minimo sospetto, e intanto io divento sempre più vecchio, e ormai deve apparire come un’assurda illusione l’idea che io glielo dica mai, sebbene io viva sempre nell’attesa di questo momento stupendo. Senza questo minuzioso prepararmi al futuro non sarei capace di vivere, e per me, se mi studio attentamente, questi preparativi non sono meno importanti delle improvvise sorprese che arrivano come dal nulla e lasciano senza parola.  Non vorrei nominare i libri ai quali continuo ancora oggi a prepararmi. La lista comprende alcune delle opere più celebri della letteratura mondiale, opere del cui valore non potrei dubitare perché hanno avuto in passato il consenso di tutti coloro le cui opinioni sono state per me determinanti. E’ evidente che l’imbattersi in uno di tali libri dopo vent’anni di attesa diventa qualcosa di sconvolgente: forse solo così è possibile arrivare a quelle resurrezioni spirituali che ti preservano dalle conseguenze della routine e della decadenza.

Elias Canetti, Il gioco degli occhi. Storia di una vita (1931-1937),  Adelphi, 1995, traduzione di Gilberto Forti

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il tempo

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noblesse oblige

Priority-Pass

Dio bonino, wuarda he ffila! Ma Amoore, noi siamo wui , e’ ci s’ha la priorithé! lo vedi c’è scritto wui a tterra, la striscia sgialla: pri-o-ri-thé. Ah! va’ vai: o arreggimi un pohino la valigia, e’ vo a ppisciare.

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