simil facea de i nuvoli de l’ aria

800px-Piero_di_cosimo,_costruzione_di_un_palazzo

Ma venendo più al particulare, dico che mentre che Cosimo Rosselli lavorava in Fiorenza, gli fu raccomandato un giovanetto per dover imparare l’arte della pittura, di età di anni XII, il cui nome fu Piero; il quale aveva da natura uno spirito molto elevato, et era molto stratto e di varia fantasia, dagli altri giovani che stavono con Cosimo per imparare la medesima arte. Costui era qualche volta tanto intento a quello che faceva, che ragionando di qualche cosa, come suole avvenire, nel fine del ragionamento bisognava rifarsi da capo a ricontargliene, essendo ito col cervello ad un’altra sua fantasia.Era costui tanto amico della solitudine, che non avea piacere se non quando pensoso da sé solo poteva andare fantasticando e fare i suoi castelli in aria.[…] Non voleva che le stanze si spazzassino, voleva mangiare allora che la fame veniva, e non voleva che si zappasse o potasse i frutti dello orto, anzi lasciava crescere le viti et andare per terra i tralci, et i fichi non si potavono mai, né gli altri alberi, anzi si contentava di vedere salvatico ogni cosa, come la sua natura, allegando che le cose d’essa natura bisogna lassarle custodire a lei, senza far altro. Recavasi spesso a veder o animali o erbe o qualche cosa, che la natura fa per istranezza et a ccaso di molte volte; e ne aveva un contento e una sadisfazione che lo furava tutto a se stesso. … Fermavasi talora a considerare un muro dove lungamente fusse stato sputato da persone malate, e ne cavava le battaglie de’ cavagli e le più fantastiche città e più gran paesi che si vedesse mai; simil faceva de i nuvoli de l’aria.[……] … si riduceva a mangiar continuamente ova sode, che per risparmiare il foco, le coceva quando faceva bollir la colla; e non sei o otto per volta, ma una cinquantina, tenendole in una sporta, che consumava a poco a poco: nella quale vita così strattamente godeva, che l’altre appetto alla sua gli parevan servitù. Aveva a noia il piagner de’ putti, il tossir de gli uomini, il suono delle campane, il cantar de’ frati; e quando diluviava il cielo d’acqua, aveva piacere di veder rovinarla a piombo da’ tetti e stritolarsi per terra. Aveva paura grandissima delle saette, e quando e’ tonava straordinariamente, si inviluppava nel mantello e, serrato le finestre e l’uscio della camera, si recava in un cantone finché passasse la furia. Nel suo ragionamento era tanto diverso e vario, che qualche volta diceva sì belle cose che faceva crepar dalle risa altrui. Ma per la vecchiezza vicino già ad anni 80, era fatto sì strano e fantastico, che non si poteva più seco. […] adiravasi col le mosche, e gli dava noia infino a l’ombra[….] Diceva male de’ medici, degli speziali e di coloro che guardano i malati e che gli fanno morire di fame; oltra i tormenti de gli sciloppi, medicine, cristeri et altri martorii, come il non esser lasciato dormire quando tu hai sonno, il fare testamento, il veder piagnere i parenti e lo stare in camera al buio, e lodava la giustizia, che era così bella cosa andare a morte; e che si vedeva tanta aria e tanto popolo; che tu eri confortato con i confetti e con le buone parole; che avevi il prete et il popolo che pregava per te; che andavi con gli angeli in Paradiso; che aveva una gran sorte chi n’usciva ad un tratto. [……]Laonde per sì strane sue fantasie vivendo stranamente, si condusse a tale, che una mattina fu trovato morto appiè d’una scala…. né è mancato poi chi per le sue azzioni gli abbi fatto memoria di epitaffi, che metto solamente questo:

PIERO DI COSIMO PITTOR F(IORENTINO)
                                      S’IO STRANO, E STRANE FUR LE MIE FIGURE,
DIEDI IN TALE STRANEZZA E GRAZIA ET ARTE;
E CHI STRANA IL DISEGNO A PARTE A PARTE
DA’ MOTO, FORZA E SPIRTO ALLE PITTURE.

Giorgio Vasari, Piero di Cosimo, da Le vite de’ più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani, da Cimabue insino a’ tempi nostri, Einaudi, 1986

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