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Archive for luglio 2012

colapesce

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Che fosse che da qualche giorno le capitasse di sentire chiaramente come dentro di sé in certi momenti parlava un’altra e nuova lingua, come se l’orecchio suo si stesse abituando ai suoni diversi che si propagavano intorno a lei per l’aria, Pedra Alexandronova in quel momento stava passeggiando lungo la riva del mare e si chiedeva, nella sua lingua però questa volta, com’è che non ci si potrebbe, a detta di alcuni, fidare mai delle proprie percezioni e di quali percezioni, allora, ci si dovrebbe fidare. Perché, secondo il ben noto paradosso di Aristotile, se le percezioni di ciascun individuo rispetto a ciò che gli accade intorno sono solo le sue e quindi la realtà in realtà non esiste di per sé, su cosa dovrebbe poter contare un individuo? Voleva dire, proviamo a interpretarla noi che un poco la conosciamo, voleva dire Come faccio a sapere che quello che sento non è vero oppure è vero a seconda dei casi? su quale analisi della realtà mi devo basare per agire? e gli altri, ancora, su cosa si basano per agire, su quali percezioni, su quali sensazioni? essi mettono forse tutto in dubbio ogni volta? pensano di sentire e interpretare sempre bene tutto? o pensano al contrario che il resto delle cose e delle persone sia inconoscibile, insondabile, un mistero profondo?

Le sembrava, a dire il vero, una gran confusione, il mondo.

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vacanze

Quotidianità.

Ieri sera, io e Chevalier abbiamo visto un film e molto riso. Mi piace, poi, quando prima di dormire, mentre Chevalier si prepara ancora una sigaretta, io osservo il suo profilo in controluce.  Che guardi, mi chiede.

 

 

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Quand’è che una narrazione non lineare ma ancora decrittabile (ancora leggibile, proprio come una storia di Joyce, di Pynchon, di Perec o di Calvino) si è inabissata in una sorta di materiale oscuro e densissimo? La sensazione è che la Storia ci abbia solo apparentemente abbandonati, tuffandosi in un lago di bitume, scomparendo ai nostri sguardi, ma continuando a produrre ovvi effetti nelle nostre vite. In questo modo avvertiamo i cambiamenti sulla nostra pelle e nella riconfigurazione sempre più violenta delle nostre mappe interiori, ma (il Sommergibile in fondo al lago) non riusciamo mai a vedere bene che cosa li produce. Dovremmo fidarci di più delle nostre sensazioni? Cosa è successo nel frattempo, cioè da quando le comunicazioni col Sommergibile sono state interrotte fino ad ora?

Nicola Lagioia su Minima & Moralia.

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Queiro saber de quién es mi pasado.

¿De cuál de los que fui? ¿Del ginebrino

que trazó algún hexámetro latino

que los lustrales años han borrado?

¿Es de aquel niño que buscó en la entera

biblioteca del padre las puntuales

curvaturas del mapa y las ferales

formas que son el tigre y la pantera?

¿O de aquel otro que empujó una puerta

detrás de la que un hombre se moría

para siempre, y besó en el blanco día

la cara que se va y la cara muerta?

Soy los que ya no son. Inútilmente

soy en la tarde esa perdida gente.

(Jorge Luis Borges)

L’ho trovata, alla fine. 

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Per la vita, s’intende.

Correva ancora, ma senza contatto con la terra, corpo, movimenti, respiro, fatica vanificati. Poi, mentre ancora correva, in posti nuovi o irriconoscibili dalla sua vista svanita, la mente riprese a funzionargli. Ma i pensieri venivano dal di fuori, lo colpivano in fronte come ciottoli scagliati da una fionda.      «Sono vivo. Fulvia…..»

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per le paste, s’intende 😉

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Bolla dei tulipani
(Da Wikipedia)
La Bolla dei tulipani (in inglese anche tulipomania) è stata probabilmente la prima bolla speculativa documentata nella storia del capitalismo. Nella prima metà del XVII secolo, nei Paesi Bassi la domanda di bulbi di tulipano raggiunse un picco così alto che ogni singolo bulbo di tulipano raggiunse prezzi enormi.
Il tulipano, introdotto in Europa nella metà del XVI secolo dalla Turchia, ebbe una crescente popolarità in Olanda, scatenando la “gara” fra i membri della middle class a superarsi l’un l’altro nel possesso dei tulipani più rari. I prezzi arrivarono a livelli insostenibili. La coltivazione del tulipano fu presumibilmente iniziata nei Paesi Bassi nel 1593. Questo fiore divenne rapidamente una merce di lusso e uno status symbol.
Alle varietà di tulipano erano assegnati nomi esotici, a volte venivano chiamate con nomi di ammiragli olandesi. Nel 1623, un singolo bulbo di una specifica qualità di tulipano poteva costare anche un migliaio di fiorini olandesi (il reddito medio annuo dell’epoca era di 150 fiorini). I tulipani erano scambiati anche con terreni, animali vivi, e case. Presumibilmente, un buon speculatore poteva anche guadagnare seimila fiorini al giorno.
Nel 1635 fu registrata una vendita per 100,000 fiorini. Per paragone, una tonnellata di burro costava circa 100 fiorini e “otto maiali grassi” costavano 240 fiorini. Un prezzo record fu pagato per il bulbo più famoso, il Semper Augustus, venduto ad Haarlem per 6000 fiorini.
Nel 1636 i tulipani erano scambiati nelle borse valori di numerose città olandesi. Questo incoraggiò tutti i membri della società al commercio di tulipani, molte persone vendevano e compravano immobili o altri possedimenti per poter speculare sul mercato dei tulipani. Alcuni speculatori fecero grandissimi profitti.
Alcuni commercianti vendevano bulbi che erano stati appena piantati o quelli che avevano intenzione di piantare (sostanzialmente dei futures sui tulipani). Questa pratica fu soprannominata “commercio del vento”. Un editto statale del 1610 fece diventare illegale questo commercio rifiutandosi di riconoscere come legali questo genere di contratti, ma la legislazione non riuscì a far cessare questa attività.
Nel febbraio del 1637 i commercianti di tulipani non potendo più ottenere prezzi gonfiati per i loro bulbi, cominciarono a vendere. La bolla speculativa scoppiò. Si incominciò a pensare che la domanda di tulipani non avrebbe potuto più mantenersi a quei livelli, e questa opinione si diffuse man mano che aumentava il panico. Alcuni detenevano contratti per comprare tulipani a prezzi dieci volte maggiori di quelli di mercato (ormai crollato), mentre altri possedevano bulbi che valevano un decimo di quanto li avevano pagati. Centinaia di olandesi, inclusi uomini di affari e dignitari, erano finanziariamente rovinati.
Vennero fatti tentativi di risolvere la situazione che accontentassero entrambe le parti, ma furono un insuccesso. In sostanza ciascuno rimase nella situazione finanziaria in cui si trovava alla fine del crollo: nessuna corte poteva esigere che i contratti venissero onorati, perché i giudici considerarono questi debiti come quelli contratti per gioco d’azzardo, e non erano esigibili con la forza sotto autorizzazione della legge.
Simili bolle dei tulipani ci furono anche in altri paesi d’Europa, ma mai di una dimensione pari a quella olandese. In Inghilterra nel 1800 [?], il prezzo di un singolo bulbo di tulipano era di quindici ghinee. Somma che bastava ad assicurare ad un lavoratore e alla sua famiglia cibo, vestiti e alloggio per sei mesi.

E noi, come usciamo dalla bolla?

Abbiamo solo bisogno di persone che sappiano immaginare un’idea di mondo diversa, mai pensata fino ad ora, o  invece questa capacità dobbiamo averla tutti e solo da una  visione il più possibile collettiva, da questa sorta di nuova utopia, nascerà qualcosa di diverso?

A volte sogno questa seconda ipotesi, che mi pare l’unica davvero vitale. E’ un salto qualitativo, uno sforzo che dobbiamo fare.

Non significa piegarsi, sacrificarsi, soffrire, come ci stanno chiedendo: significa al contrario dare spazio a una felicità che non viene primariamente dall’accumulo di oggetti e soldi, rifiutare lentamente ma con ostinazione la logica che fin qui ci ha condotto, cercare una strada.

Un Nuovo Umanesimo, forse.

 

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via fb

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Credo che il regalo più bello che di questi tempi possiamo fare a noi e agli altri è la convinzione che il mondo ancora gira e noi con lui, che possiamo muoverci, che nessuno ci ha ancora inchiodato da nessuna parte.

 

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