prendiamo uno specchio

…prendiamo un simbolo per voi più comprensibile: lo specchio. Prendiamo dunque uno specchio in mano e guardiamo. Esso ci riflette identici, invertendo le parti. Ciò che è a destra si traspone a sinistra e viceversa, sicché chi  ci guarda siamo noi, ma non gli stessi noi che un altro guarda. Restituendoci la nostra immagine invertita sull’asse avanti-dietro, lo specchio produce un effetto che può anche adombrare un sortilegio; ci guarda da fuori ma è come se ci frugasse dentro, la nostra vista non ci è indifferente, ci intriga e ci turba come quella di nessun altro: i filosofi taoisti la chiamarono lo sguardo ritornato. Mi consenta un salto logico che forse lei capirà. Siamo alla gnosi dell’Upanishad e ai dialoghi di Misargatta Majaraj con i suoi discepoli. Conoscere il Sè significa scoprire in noi ciò che è già nostro e scoprire altresì che non c’è reale differenza fra l’essere in me e la totalità universale. La gnosi buddista compie un passo ulteriore, un non-ritorno: nullifica anche il Sè. Dietro all’ultima maschera il Sé si mostra assente.

Antonio Tabucchi, da La frase che segue è falsa. La frase che segue  è vera, in I volatili del Beato Angelico, Palermo, Sellerio, 1987

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...