gli studi umanistici

Infine, poche parole a proposito dell’Orgoglio dell’umanista. Dato che faccio questo mestiere, tendenzialmente lo condivido. I libri, la musica, i quadri, i film migliorano l’esistenza: vorrei che tutti avessero la voglia e la possibilità di dedicare a queste cose una parte del loro tempo, soprattutto nell’età della formazione. Vorrei però anche che la battaglia per l’umanesimo venisse fatta con un po’ di senso della realtà. Questo senso della realtà si manifesta per esempio, a mio parere, nell’accettare che esistono dei limiti a ciò che lo Stato può fare (cioè: finanziare) nel campo della cultura e dell’istruzione, e che dunque devono esserci delle priorità. Una contrazione nel numero e nelle dimensioni delle facoltà umanistiche mi pare necessaria: non si tratta di impedire al popolo di acculturarsi, si tratta di essere minimamente realistici circa le possibilità d’impiego di un laureato in discipline umanistiche. Una selezione all’ingresso, o un maggior rigore in itinere, permetterebbe anche di restituire un valore a questa laurea, oggi screditata dalla pratica del 110 e lode erga omnes. Senso della realtà significa anche accettare il fatto che la ricerca umanistica non costa e non deve costare tanto quanto la ricerca scientifica, e dunque è giusto che buona parte del poco denaro che lo Stato può investire sia destinato alla seconda e non alla prima. Riconoscere questa che a me pare un’ovvietà ci metterebbe forse nella condizione di poter spiegare, pacatamente, che la ricerca umanistica non procede affatto né a forza di progetti milionari (quanti soldi sperperati nella ‘cultura accademica online’!) né a forza di congressi internazionali (quanti soldi sperperati in catering!); potremmo spiegare che la stessa parola ricerca è abusiva, e che sarebbe meglio tirar fuori dalla soffitta la vecchia, umile parola studio, una pratica che per essere svolta ha bisogno soltanto di scuole e università decenti, di buone biblioteche e del denaro sufficiente a far vivere in modo dignitoso le persone che studiano e quelle che aiutano gli altri a studiare. Il resto è superfluo; e al superfluo, in tempi di crisi, è giusto rinunciare.

(da Piagnistei, di Claudio Giunta)

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