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Archive for aprile 2012

Anche in Italia dovrà diventare possibile rendere evidente a chiunque l’abisso che separa Vita e destinoLe benevole o, seppure a un gradino più basso, Il partigiano Johnny da un qualunque racconto di “dolori del giovane” o di “egotismi aggressivi” o di “quêtes paranoiche”, cui spesso si riducono, da un punto di vista cognitivo, buona parte dei nostri romanzi (ma, con le opportune variazioni, il discorso varrebbe anche per gran parte della produzione lirica).

In tre puntate, su Le parole e le cose

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trappole

Ci lasciamo intrappolare dalle nostre abitudini concettuali e analitiche – per esempio, dalla consuetudine di usare il linguaggio per sezionare l’esperienza, privando così la nostra mente dei vantaggi dell’intuizione. Perché, con tutta la sua bellezza, un concetto ben definito comporta sempre una contrazione del significato, una delimitazione che recide via tutte le frange. Mentre proprio le frange contano più di tutto nel mondo fenomenico, perché s’intrecciano tra loro.

Iosif Brodskij, Fuga da Bisanzio, Adelphi ( da Paolo Nori)

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e poi si aprono venature (pericolose?) sulla crosta del mondo 🙂

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parlo da sola

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Caro Parise,

…. Ho letto La grande vacanza che conoscevo. Perdio, che fiato avevamo da giovani! Forza di trasfigurazione, ricchezza, libertà, coraggio, cattiveria, insomma poesia. Come ci ha tarpato le ali (a te, a me, a tutti) il trionfo del verismo romano-piccoloborghese su tutta la letteratura italiana del dopoguerra. (Me la prendo più con i critici che con gli scrittori i quali da questo clima sono tutti fregati, Moravia per primo, anche se non se ne rendono conto).

Certo La grande vacanza non ha la presa del Ragazzo morto perché là c’era (non l’ho riletto ma resta nel ricordo) un suggestivo paesaggio unitario, un colore generale su tutto il libro, che qui manca (qui si va d’invenzione in invenzione, senza un centro poetico preciso). E poi, il tuo giocare con lo sgradevole e il ripugnante qui pesa di più. (In qualche punto mi pare ci sia il pericolo del codice penale. Noi dobbiamo stare attenti perché abbiamo tutti gli occhi puntati addosso; non è come un libro d’un editore minore che circola poco e può passare inosservato).

[……] Sul silenzio: ottimamente. L’importante è considerare d’aver smesso di scrivere, cioè decidere di non essere più nella mischia, aver capito che tutta quanta l’atmosfera pubblicitaria in cui è intrappolata la letteratura sia nefasta. Una volta che hai smesso in questo senso, ma davvero, che hai deciso di startene a casa, mentre sei a casa ti capiterà di scrivere, se no cosa fai? Ma- questo dovrebbe essere!- scrivere per te, o per farlo circolare manoscritto agli amici, per un lettore solitario di due o tre secoli dopo, insomma non per la recensione, la tiratura, l’intervista, il premio. L’importante è scrivere (no: vivere, e se in questo vivere c’entra lo scrivere bene, se no niente) con questo spirito. Poi quello che abbiamo scritto, quando è scritto è una cosa e come tutte le cose il vento, i tempi, il caso e il diavolo lo portino con sé ; ma non pretendano di portare con sé noi, le nostre anime.

Quindi non mi sento incoerente approvando la tua ispirazione al silenzio e nello stesso tempo augurandomi di leggere presto ( e pubblicare), un tuo nuovo libro nato appunto da questa ispirazione.

Un caro saluto

tuo                                                                                                                                                                                                           Calvino

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Nanni Moretti legge un brano dai Sillabari di Goffredo Parise

http://www.radio.rai.it/podcast/A42443974.mp3

Su Parise e i Sillabari, anche qui.

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25 aprile

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