domenicale

Non è un concetto facile da esprimere, da un po’ di tempo i concetti facili non mi vengono più, uno di quei periodi- che tanto mi piacciono, in fondo- in cui non mi fermo al primo pensiero che incontro o alla prima emozione con la pretesa di analizzarne anche le più piccole pieghe che intravedo, minuziosamente e con un’attenzione che in realtà nasconde solo la paura di sapere, per cui in tutto questo spiegare e spiegare e ramificare, il vero- se vero esiste, avrei detto un tempo, ma vero esiste, dico ora- in tutto questo perdersi nei labirinti della corteccia, il pensiero, l’emozione primi si perdono e si nascondono e non vengono mai detti, mai.
Ma, come dicevo, non è un periodo di concetti facili. Casomai di concetti fermi, questo sì, di idee che vengono alla mente e lì si fermano e aspettano con calma che io mi degni di andarle a guardare, mi accosti senza avere tanta paura di vedere cosa c’è in quell’ombra che si affaccia in un angolo.
La notte scorsa ho avuto un incubo, uno di quelli che a quanto pare ricorrono spesso nei sonni delle donne. Nell’incubo mi veniva tappata la bocca, leggermente, senza che io sentissi troppo la pressione della mano, ma lo stesso non potevo urlare la mia paura, mentre, pensavo nel sogno, avrei dovuto  invece gridare che qualcuno mi stava derubando e allora, come in tutti gli incubi che si rispettino, alla fine l’ho fatto, mi sono svegliata con un grido che spero si stato soffocato, visto che sopra di me dormono e i solai della casa sono di quelli dove si sente anche tossire.
Siccome sono appena appena ipocondriaca, ho subito verificato che non si trattasse di un infarto, che il cuore battesse come sempre, anzi devo dire che lì per lì non ho sentito nessun battito e – confesso – ho anche pensato per un attimo sono morta, in realtà sono morta, poi ho capito che tutto andava più o meno bene, tutto era sotto controllo, non c’erano infarti nè ictus in atto e si trattava solo di un sogno. Ma non riuscivo a dormire, ogni volta che chiudevo gli occhi mi tornava la paura e me ne stavo lì, un po’ raggomitolata sul letto, aspettando che corpo e testa si rilassassero.
Non so cosa c’entra e non mi interessa ora saperlo. Ma a un certo punto di questa notte ho pensato che una volta io volevo tutto, non volevo rinunciare a niente e mi sembrava anche giusto: che nella vita non si doveva rinunciare a niente. Che non si doveva scegliere per forza, semplicemente perché le scelte sono, pensavo allora, lacerazioni, rotture. E mi sentivo quindi, in questa posizione in cui mi ero messa, come una che riusciva, grazie alla sua bella testa, pensavo allora, a tenere insieme cose molto diverse, e mi sembrava che questo fosse un vanto. Perché scegliere, mi dicevo, se è possibile non farlo? perché non evitare le sofferenze che una scelta comporta, se è possibile non farla?
Invece ho capitoUn pensiero chiaro, netto. Che sto cercando qui di spiegarti.
E’ facile, alla fine. Se io dico che amo te vuol dire fino in fondo: non ci sono compromessi nel mio amore,  riconosco il valore delle cose che tu ed io cerchiamo di darci, al di sopra di tutte le altre cose e persone; scelgo, eleggo il mio e il tuo amore,  lo vedo davanti a me,  lascio che la mia emozione si mostri ogni volta che ti penso,  so che per noi c’è un futuro, che questo futuro lo vogliamo io  e te, allo stesso modo, più bello possibile, una strada che ancora non c’è e che io e te stiamo tracciando per noi due.
Non sono sola nelle cose che faccio, quando mi muovo, penso, decido, ci sei anche tu e di questo tengo conto, perché scegliere una persona vuol dire eleggerla su tutte le altre, volere prima di tutto il bene di questa persona. E’ anche una questione di responsabilità con se stessi: scegliere vuol dire rispondere di quello che si pensa e si sente, non tirarsi indietro quando ci chiama.
Non aver paura di rispondere, in fondo.
Potresti dirmi, e forse lo penserai, che questo non è amore, che nell’amore non ci sono scelte, che si ama e basta. No, ti rispondo, non è così. Certo: ami perchè una persona ti piace, perché tra te e lei ci sono affinità, desideri in comune. Ma anche scegli di amarla, e te lo ricordi tutti i giorni, in tutti i momenti della tua vita lo senti. La scelta non è un attimo,
[………………] is daily, prose-bound, routine
remembering. Putting together, inch by inch
the starry worlds. From all the lost colletions. 
(Adrienne Rich, For Memory)
(… è un quotidiano, continuo, prosastico/ ricordare. Mettere insieme, pezzo dopo pezzo/ i mondi stellati. Da tutte le collezioni perdute.)

8 thoughts on “domenicale

  1. Sì, mi piace. Sono riflessioni familiari, da qualche tempo🙂
    Rimane sempre un dubbio, di vecchia data: vale a dire se e come la psicanalisi abbia fatto i conti con il desiderio in tempi in cui certi ruoli stanno cambiando, un po’ anche per quello che si dice nell’intervista e cioè per il fatto che gli stereotipi sessuali stanno cambiando, c’è “una fluidità generalizzata nel teatro dell’amore” che non ha niente più a che fare con la “fissità del passato”. Che cosa cambia allora, mi chiedo? Perché poi non mi pare che a questo, anche nell’intervista, si dia risposta e l’unica strada sembra allora quella di tracciarne una come singole persone, soluzione che per altro per me è la più “normale” di tutte. Ma questo non vorrebbe forse dire che non si può amare mai allo stesso modo e per gli stessi motivi? e non sarebbe in contraddizione con le fondamenta stesse della scienza psicanalitica, non le metterebbe in discussione? Domande🙂

  2. (il tono della riposta ribadisce la serietà ( noiosità?)dei giorni -il fatto che non riesca a commentare sul MIO blog con il MIO indirizzo di posta rimane un insondabile mistero)

  3. Manca un Freud per la nuova pianta psichica, uno che trovi l’io, l’es, il supertu e facebook (metti). Io della storia della psicanalise posso dirti che credo inizia quando Charcot si trovò che le sue paralitiche isteriche in caso di incendio saltavano dalle sedie a rotelle a correre quali lepri di Marzo. E poi Freud si disse, facciamo che quelle signore quiete/saltellanti ci raccontino i salti e la quietudine, impegno titanico. Sulle novità nell’amore credo siano poche e quelle di sempre: l’amore low cost si paga caro ormai

  4. A proposito di salti mi saltò il commento prima di pensarlo. Scrivo dall’androido poi che scrive come gli pare -dio li crea. Ho un giorno molto sciocco poi2 -e prima

  5. Però, -sempre dall’androido, tra una carta e l’altra e le altre-, basterebbe fermarsi in alcune delle idee dell’intervista e potresti volare senza sperare altri più moderni -e senza sorvolare quelli che già hanno detto tanto. Per esempio la cosa dei divini tratti, quel certo luccicare di un naso (la pelle grassa?), è una rivoluzione se lo pensi, uno viene liberato di fare i lavori dell’amore, tanto o ti corrusca o non ti corrusca il naso. O quella sulla reciprocità amorosa, è reciproco perché mancano a due uno.

  6. O l’idea poco mangiabile ma nutritivissima, il parte-in-aria non è che vada pazzo per le nostre amate profonde verità, per le quali ci immaginuamo amabilissimi. Campanello! Fine pausa :(((

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