aspettare

Mi sembra, tutto sommato, che ci sia qualcosa che abbiamo perso ma che possiamo sempre ritrovare, ed è la capacità di aspettare.

Come se nella velocità del mondo il riconoscimento da parte degli altri (mi potrei chiedere chi sono questi altri per me, allora) dovesse essere immediato e un mancato arrivo in questo senso ci facesse scivolare inesorabilmente lungo il muro, sempre più in basso, e le nostre parole sopravanzate da altre, fino a scomparire ed essere ingoiate nel nulla della dimenticanza e della invisibilità.

Ma l’attesa non riguarda solo quello che dall’esterno può arrivare a noi; abbiamo anche dimenticato ad aspettare che dentro di noi prendano forma frasi, parole o che un sentimento esca dalla nebbia dell’indeterminazione e si manifesti o, al contrario, che la nebbia che ci vela si dissolva e ci faccia vedere. Ho l’impressione che nel vuoto lasciato dall’attesa si siano infilate la paura di rimanere indietro e soli, la frenesia di farsi vedere, l’ansia di valere.

2 thoughts on “aspettare

  1. Come se si pensasse “non ho tempo di aspettare”, ma l’attesa spesso è indispensabile, e le scorciatoie non valgono. Come nei bonsai, dove per raggiungere un primo risultato, passano anni.
    Credo sia inconcepibile, oggi più che mai.
    La sensazione è quella che dici tu, di rimanere indietro e soli.

  2. Invece io credo che sia da concepire, proprio oggi. E credo che il tema della solitudine sia importante. Di come conciliare quelli che in esso sembrano aspetti inconciliabili.

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