l’epopea della crisi

 Per una qualche ragione che io non so spiegare, sembra che mentre negli Stati uniti in crisi si sviluppi una narrazione democratica, nell’Europa in crisi si pongano le premesse di una narrazione totalitaria. Uso questo termine con cautela: il totalitarismo è l’assenza della narrazione. Anzi, contro il totalitarismo – basti pensare all’Arcipelago Gulag o a Una giornata di Ivan Denisovič di Aleksandr Solženicyn o a Primo Levi, a Bruno Schulz – può resistere solo la speranza della narrazione. Il totalitarismo è proprio la morte della narrazione, l’incapacità, l’impossibilità di comunicarsi l’esperienza.

Questo è il finale di un articolo molto interessante di Lanfranco Caminiti sul suo blog Ambaradam. E’ un lungo articolo, ma da leggere. Mi colpisce soprattutto in relazione all’ impressione che da qualche giorno mi gira per la testa quando penso al nuovo governo Monti e al silenzio che l’arrivo di questo austero signore e dei suoi grigi ministri ha prodotto nel nostro paese,  come fosse una pietra tombale. In questo pezzo ho trovato una bella chiave di lettura.

Altrettanto interessante, soprattutto per i rimandi, questo articolo di Girolamo De Michele su Carmilla-

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