nella solitudine dei campi di cotone

da Nella solitudine dei campi di cotone, di Bernard-Marie Koltès

-Bene. Allora le propongo l’uguaglianza. Pago una giacca nella polvere con una giacca nella polvere. Diventiamo uguali. Uguali nell’orgoglio, uguali nell’impotenza, ugualmente disarmati, ugualmente esposti al freddo e al caldo. La sua seminudità, la sua mezza umiliazione gliela pago con metà delle mie. Ci resta un’altra metà. E’ più che sufficiente per avere ancora il coraggio di guardarsi, di dimenticare quello che tutti e due abbiamo perso per sbadataggine, per rischio, per speranza, per disperazione, per caso. A me in più resterà l’inquietudine persistente del debitore che ha già saldato il conto.

-Perché quello che sta chiedendo astrattamente, intangibilmente, a quest’ora della notte, perché quello che avrebbe chiesto a un altro a me non l’ha chiesto?

– Non si fidi del cliente. Ha l’aria di cercare una cosa e invece ne vuole un’altra che il venditore non sospetta e che alla fine riuscirà a ottenere.

-Se lei fuggisse io la rincorrerei, se lei cadesse sotto i miei colpi starei vicino a lei fino al suo risveglio. E se lei non tornasse in sé starei al suo fianco fin nel suo sonno, nella sua incoscienza, al di là. Eppure io non ho voglia di fare a botte con lei.

– Io non ho paura di battermi, ma diffido delle regole che non conosco.

– Non ci sono regole, ci sono solo mezzi, ci sono solo le armi.

– Provi a raggiungermi, non ci riuscirà. Provi a ferirmi: quando il sangue scorrerà, sarà da tutte e due le parti e ineluttabilmente ci unirà. Come due indiani che si scambiano il sangue vicino al fuoco, in mezzo alle bestie feroci. Non è l’amore, non è l’amore. No. Lei non potrà raggiungere niente che non sia già stato raggiunto. Perché un uomo prima muore, poi cerca la sua morte e alla fine la incontra per caso, sul tragitto casuale da una luce a un’altra luce e dice: Dunque era solo questo.

– La prego, non ha per caso detto qualcosa che desiderasse da me e che io nel frastuono della notte non ho sentito?

-Non ho detto niente, non ho detto niente. E lei? Nell’oscurità, nella notte così profonda che chiede tempo perché ci si abitui, non mi ha proposto niente che io non ho indovinato?

-Niente.

-Allora qual è l’arma?

qui il link per ascoltare la messa in scena radiofonica con Carlo Cecchi e Claudio Amendola, regia di Mario Martone (9 novembre 2011)
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