ora che la porta tra noi comincia a muoversi

Ecco, ho mendicato il suo indirizzo. Prima mi fu indicata non so quale società per azioni, ma ciò non mi è piaciuto. Poi ricevetti il suo indirizzo di casa ma senza il numero, e poi anche il numero. Allora fui contento, ma non scrissi affatto perché mi pareva che l’indirizzo fosse già qualcosa, inoltre temevo che fosse sbagliato, poiché chi fu Immanuel Kirch? E non c’è niente di più triste che mandare una lettera a un indirizzo incerto, essa non è una lettera, è piuttosto un sospiro. Quando poi venni a sapere che nella sua vita c’è una chiesa Imm., mi fermai lì per qualche tempo. Nel suo indirizzo, però, mi sarebbe piaciuto avere uno dei punti cardinali, come c’è sempre negli indirizzi di Berlino. Per parte mia l’avrei messa volentieri al Nord, benché sia, credo, una zona povera.

Ma prescindendo da queste apprensioni per l’indirizzo….. quanto non dovette soffrire la mia povera lettera prima di essere scritta. Ora che la porta tra noi comincia a muoversi o per lo meno stringiamo la maniglia, lo posso dire…… Una pioggia di nervosismi mi cade addosso ininterrotta! Ciò che voglio ora, poco dopo non lo voglio più. Quando sono in cima alla scala, non so ancora in quale condizione sarò entrando in casa. …… Ho una pessima memoria, ma neanche la memoria migliore mi potrebbe aiutare a mettere in carta esattamente un periodo, magari breve, pensato prima e soltanto ricordato……. Se mi siedo per scrivere la frase che ricordo, vedo solo pezzi e bocconi davanti a me…… Una volta, ricordo, mi alzai persino dal letto per scrivere ciò che avevo meditato per Lei. Ma subito tornai a letto rimproverandomi- questa è la seconda delle mie sofferenze- la stoltezza della mia inquietudine e affermando che ciò che avevo in testa lo potevo scrivere anche al mattino. Sono affermazioni che verso mezzanotte trionfano sempre.

Ma per questa strada non arrivo ad alcuna fine. Invece di scriverle le molte cose che avrei da dirle sto chiacchierando della mia lettera precedente…….. Me ne scriva presto un’altra, per favore. Non faccia fatica, una lettera è faticosa comunque la si guardi; mi scriva un piccolo diario, vuol dire pretendere meno e dare di più. Naturalmente deve scrivere più di quanto sarebbe necessario per Lei sola, perché io non la conosco affatto. Deve dunque riferire quando va in ufficio, che cosa ha mangiato per colazione, che cosa si vede dalla finestra del suo ufficio, che lavoro vi si svolge, come si chiamano i suoi amici e le sue amiche, perché Le fanno regali, chi intende rovinare la sua salute regalandole dolci, e le mille cose delle quali non so l’esistenza né la possibilità.

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