in fin dei conti ci sono sempre le punte delle dita

Una mia grande frustrazione quando cerco di leggere Kafka con gli studenti è che è impossibile far loro capire che Kafka è comico. Nè tantomeno apprezzare il modo in cui questa comicità è intimamente legata alla potenza dei suoi racconti. [……] Non per nulla Kafka parlava della letteratura come di “una scure con cui cerchiamo di scalfire gli oceani di ghiaccio dentro di noi”  
David Foster Wallace, Alcune considerazioni sulla comicità di Kafka che forse dovevano essere tagliate ulteriormente, in Considera l’aragosta, Einaudi, 2006

Gentile Signorina,
per il caso facilmente possibile che Lei possa non ricordarsi più minimamente di me, mi presento un’altra volta: mi chiamo Franz Kafka e sono quello che per la prima volta La salutò a Praga, quella sera in casa del direttore Brod, poi Le porse da un lato all’altro della tavola fotografie di un viaggio da Talia, l’una dopo l’altra, e infine con questa mano, che ora batte i tasti, tenne la Sua con la quale Lei confermò la promessa di fare con lui l’anno venturo un viaggio in Palestina.
Se è ancora dell’idea di intraprendere quel viaggio- Lei disse allora di non essere di carattere volubile né io notai qualcosa di simile in Lei- sarà non solo opportuno, ma anche assolutamente necessario che fin da ora cerchiamo di intenderci per questo viaggio. Dovremo infatti sfruttare fino in fondo le nostre ferie, troppo brevi per un viaggio in Palestina, e lo potremo fare solo se ci saremo preparati nel modo migliore possibile e se saremo d’accordo su tutti i preparativi.
Devo soltanto confessarle una cosa, per quanto suoni male e oltre a ciò male si adatti a quanto ho scritto: io non sono puntuale nello scrivere lettere. Anzi sarebbe peggio di quanto non sia già se non possedessi la macchina per scrivere: infatti se qualche volta il mio umore non fosse sufficiente per una lettera, in fin dei conti ci sono sempre le punte delle dita che possono scrivere. In compenso non mi aspetto mai che le lettere arrivino puntualmente; perfino quando ne aspetto una con ansia ogni giorno nuova, non resto mai deluso se non arriva, e quando infine arriva rimango facilmente scosso. Nell’infilare un nuovo foglio noto che mi sono presentato forse più difficile di quanto non sia. Ben mi starebbe se avessi commesso questo errore: infatti perché mi metto a scrivere questa lettera dopo sei ore d’ufficio e con una macchina alla quale non sono molto avvezzo?
Eppure, eppure- é l’unico vantaggio dello scrivere a macchina quello di sviarsi così- se anche ci dovessero essere dei dubbi, dubbi pratici intendo, per prendermi in un viaggio come accompagnatore, guida, zavorra, tiranno e quello che ancora potessi diventare, contro di me in quanto corrispondente (e solo di questo si tratterebbe per il momento) non ci dovrebbe essere da fare alcuna obiezione decisiva e Lei potrebbe probabilmente tentare con me.

Suo cordialmente devoto     dott. Franz Kafka

Praga, Poric 7

Franz Kafka, Lettere a Felice 1912-1917, raccolte e edite da Erich Heller e Jürgen Born, tradotte da Ervino Pocar, Mondadori, 1972

3 thoughts on “in fin dei conti ci sono sempre le punte delle dita

  1. Wallace che legge Kafka deve essere stato uno dei fenomeni naturali più sconvolgenti che ci siano mai stati sulla terra.

    P.S. Forse soltanto in “Lettere a Milena” Kafka ha scritto frasi davvero struggenti a una donna. Ne ricordo una, ma vado a memoria, in cui diceva di avere davanti a sé la cartina di Vienna (dove Milena abitava) e di stupirsi che avessero costruito una città così grande quando a lei bastavano poche stanze per viverci.

  2. Però quello che a me diverte più di tutto è la sua capacità di contraddirsi da una lettera all’altra o addirittura all’interno della stessa lettera. C’è una grande nevrosi che gli scappa da tutte le parti e neanche lui cerca di trattenerla, anzi: ne ride.

  3. vero: parte da una emozione qualunque, la esamina sempre più a fondo lasciando che si trasformi in ossessione e poi, d’un tratto (quando ha raggiunto il limite) riesce a volgerla in gag, di solito grazie a un parodosso.

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