Italo Calvino

Sugli imbarazzi di Calvino tutto è noto. Era totalmente negato per la conversazione, se con questo termine s’intendeva la capacità di parlare con disinvoltura della pioggia e del bel tempo. Ammiratore del Settecento e della sua prosa, non ne aveva assimilato nessuna delle forbitezze mondane. Maldestro, impacciato per non dire goffo, talvolta ai limiti del balbettio (ma era scena, sotto sotto) ispirava agli astanti un forte sentimento protettivo, sconfinata indulgenza. I rapporti con gli autori italiani pubblicati dalla casa editrice toccavano in gran parte a lui, che si occupava inoltre dell’ufficio-stampa, e occasionalmente si rivolgeva alla mia risaputa frivolezza per un aiuto a pranzo o a cena.   « Vieni anche tu, con questo qui non ho assolutamente niente da dire». E al ristorante se ne stava poi in silenzio per due ore, facendo la sua parte con qualche vago borbottio partecipatorio, dei « già, già» volenterosi, ma sempre fuori tempo.

Il giorno che si comprò la Giulietta sprint andammo tutti alle finestre per vederlo partire. Sotto gli ippocastani di corso Umberto I c’erano ancora le panchine e l’oblunga vettura era parcheggiata in un comodo spazio a filo del marciapiede. Italo alzò gli occhi ai nostri richiami, ci fece un sorriso tra il fiero, il finto-ingenuo e il rassegnato, salì compunto, pasticciò un poco con laccensione e se ne andò con un rombo spavaldo, se voluto o dovuto a mera imperizia non si seppe mai.

 Italo Calvino, I libri degli altri, Einaudi 1991, dalla Nota di Carlo Fruttero.

2 thoughts on “Italo Calvino

  1. Ernesto Ferrero (mi pare che sia lui) dice che guidava malissimo, senza rispetto dei semafori, né per le altre auto o per i pedoni. C’era da aver paura a stare in macchina con lui.
    (o forse l’ha detto Davico Bonino).

  2. Qualche anno fa, alla radio, non so bene chi (ma forse proprio Ferrero perché era in contemporanea con l’uscita del suo libro, che non ho letto, però) diceva che durante le riunioni editoriali era terribile, trattava molto male, stroncava quasi con cattiveria- così diceva la voce alla radio- libri e autori. Qui Fruttero ne fa un ritratto bonario e affettuoso, forse. Ma anche io non riesco a immaginarlo se non attraverso personaggi come Marcovaldo o Palomar o il Barone Rampante, niente di “pesante” insomma.

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