altri mondi di là da questo

A paragone con la matematica che era uno splendido palazzo fantastico, il mondo dei romanzi rappresentato da Dickens era come una foresta profonda e magica. Diversamente dalla matematica, che si sviluppava verso l’alto, la foresta si espandeva silenziosamente sotto i suoi occhi, le sue radici scure e robuste si estendevano in ogni parte, fin nelle viscere della terra. Lì non c’erano né mappe né porte numerate. […] Durante le sue visite al mondo della matematica non aveva problemi, tutto procedeva in accordo con i suoi pensieri. Niente gli impediva il cammino. Ma quando si allontanava da lì per tornare alla realtà ( perché non poteva fare a meno di tornarvi), il luogo in cui si ritrovava finiva per essere la solita misera gabbia, identica a prima. […]  Ma un giorno Tengo si accorse che quando dal mondo dei romanzi tornava a quello reale, non provava lo stesso senso di amara delusione di quando rientrava dal mondo della matematica. Perché? Ci rifletté a lungo e infine giunse a una conclusione. Nella foresta dei romanzi, per quanto il nesso tra le cose potesse sembrare evidente, non succedeva mai di ricevere una risposta chiara. Era quella la differenza con la matematica. Il ruolo del romanzo, per dirla in modo sommario, era quello di mutare un problema, dandogli una forma diversa. E grazie alla natura e alla direzione di quel cambiamento, veniva suggerita, in chiave romanzesca, una soluzione alternativa. Tengo tornava nel mondo della realtà portando con sé quel suggerimento. Era come una formula magica incomprensibile, scritta su un pezzo di carta.  A volte mancava di coerenza e non si poteva trovare subito un utilizzo pratico. Ma aveva in sé una possibilità. Forse un giorno sarebbe riuscito a decifrare quelle formule magiche.

(Murakami Haruki, 1Q84, Einaudi,2011)

8 thoughts on “altri mondi di là da questo

  1. Tengo la sa bene la matematica, la insegna. Pareva che si dividesse tra i due mondi, ma adesso sta decisamente virando verso la foresta. E poi perché secondo te la foresta dà risposte troppo adattive e poco durature? e in che senso?

  2. non so, non ho letto il libro, riflettevo sulla possibilità delle soluzioni alternative dando ai problema una forma diversa, si può fare selezionando solo alcuni input, a scapito di altri, per esempio, adattando fatti e circostanze, sviluppando nuove trame (e orditi) in questo senso, un lavoro da psicoanalisti, anche, magico se vogliamo…nel caso, se la “nuova” forma dura poco, potremmo darne altre e altre ancora, affascinante😀

  3. Nella foresta dei romanzi si scopre che non viene offerta una risposta alle domande che si fanno, ma a quelle che non sono (mai) state fatte. Io almeno l’ho intesa così. D’altra parte mi sembra che Tengo, incontrando Fukaeri, inizi ad avere da lei risposte sottoforma di domande prive di punto interrogativo a domande che lui non ha il coraggio di fare.

  4. Sembra di sì. Del resto anche l’altro personaggio, Aomame, non ha il coraggio di fare domande, pensa, agisce, ma non chiede.

  5. vero. incredibile è la scena in cui Tengo se ne sta seduto sullo scivolo mentre lei, dalla finestra, lo guarda – sapendo che è lui, ma senza riconoscerlo.

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