che ti fa ciò che quivi si pispiglia?

«Perché l’animo tuo tanto s’impiglia,

disse ‘l maestro, che l’andare allenti?

che ti fa ciò che quivi si pispiglia?

Vien dietro a me, e lascia dir le genti:

sta come torre ferma, che non crolla

già mai la cima per soffiar di venti;

ché sempre l’omo in cui pensier rampolla

sovra pensier, da sé dilunga il segno,

perché la foga l’un de l’altro insolla.»

Siamo nel V canto del Purgatorio: Dante e Virgilio, da poche ore usciti dall’Inferno, si stanno incamminando lungo la spiaggia, per iniziare la salita della montagna e con questa il percorso di purificazione ed espiazione dei peccati. Hanno appena salutato le anime dei negligenti, i pigri che hanno aspettato, per indolenza, il momento della morte per pentirsi  e quindi sono costretti ad aspettare prima di salire, senza però dispiacersene poi tanto, a sentire quello che dice Belacqua, concittadino di Dante, che come gli altri del gruppo se ne sta seduto all’ombra di un gran masso e  addirittura ironizza sulla voglia di Dante e Virgilio di salire rapidamente al monte: Vai tu- dice- che hai così tanta voglia!

 Mentre si stanno allontanando e si intravede un altro gruppo di anime che avanza verso di loro, dal gruppo dei negligenti qualcuno si accorge che il corpo di Dante non lascia passare i raggi del sole: si tratta  quindi di un corpo di carne, di un corpo vivo,  e l’anima se ne meraviglia, come sempre accade in questi casi, e manifesta ad alta voce agli altri la sua scoperta.

Dante si gira all’improvviso, si ferma e viene allora rimproverato da Virgilio, che gli chiede il motivo per cui stia rallentando il passo: Ti interessa proprio così tanto- gli dice- quello che si mormora da queste parti? lascia perdere, vieni dietro a me, stai al punto- si direbbe oggi- non permettere che la tua mente sia continuamente distratta da quello che vedi e senti intorno a te, stai come una torre che è ferma e certo non si sposta perché soffia un po’ di vento. Stai attento-  conclude Virgilio- perché la mente nella quale da un pensiero ne germoglia continuamente un altro e poi un altro ancora e ancora, si allontana dal bersaglio, dalla meta che si era fissata, perché la foga del nuovo pensiero indebolisce la forza di quello precedente.

Forse è quello che capita da un po’ di tempo in rete- o forse solo a te, ci sta. Come se il pensiero non avesse più la forza di svilupparsi, di formarsi in maniera compiuta, continuamente stimolato da richiami, sotto forma di luci, voci. Come se non si fermasse più su niente, o su poco, saltabeccasse da un punto all’altro nella rete ( e attenzione che il rischio è quello di impigliarsi una zampa), senza posa, senza sonno. Sempre davanti a uno schermo illuminato, alla ricerca di altri stimoli, di quelli definitivi. Che non esistono, ovviamente. E ogni suono che senti, ogni riga che leggi, senza neanche aver finito l’ascolto, senza neanche capire se davvero è importante, la condividi. Sei ricca, hai mille cose da condividere e niente più rimane per te.

Che sia finito il sogno?

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