auguri dal (nuovo) mondo


Che io da tempo non sappia più che dire è cosa ormai risaputa, almeno dalla sottoscritta. Che di cose da dire ne avrei, forse a bizzeffe, ma per pigrizia, inettitudine, dolori alle gambe, spazio ristretto, muscoli che tirano, non riesca a farlo o non voglia, è cosa altrettanto nota, ma forse solo a me. Eppure mi piacerebbe che – non dico da oggi, che ci pare un risveglio di gran leggerezza non pensare più a uno che ci aveva davvero inquinato le coscienze e l’anima, non pensarlo più, ci pensate voi? – si ricominciasse davvero a parlare e a dire, con libertà e leggerezza, senza doversi scontrare dentro con il muro del reale altissimo che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia, come ebbe a dire. Andare con leggerezza, insomma, provarci almeno, non io, che poco son capace e per natura sono una specie di tronchetto di quercia dura, una pietra stupida di basalto- mi dissero una volta, allora mi sembrò atroce, ora mi viene da ridere- ma chi lo sa fare sì, che lo faccia, di qua e di là dal mare.

Allora metto per augurio quello che altri hanno già messo, perché, si sa, son del segno della scimmia e quello mi riesce bene.

Con l’augurio a tutti gli artisti gli inventori e i poeti di potersi finalmente alleggerire dall’onere dell’attualità – e come disse gramellini ieri: sogno un brigadiere che si addormenta durante un’intercettazione telefonica fra il professor monti e mario draghi.

(da D.I.R.E. Nuovi giorni e invenzioni)