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Archive for novembre 2011

ascoltiamo giàazz

Eppure me le ricordo io queste sere da giovane, quando ancora la notte era l’inizio del giorno e uscivo per la strada e sulla piazza dove già le luci dei lampioni erano accese e illuminavano quello che restava delle rotaie dei tram coperte ormai dall’asfalto. Mi ricordo, il mio passo leggero e sorridente attraversando. A quel tempo ancora non c’era bisogno  che mi guardassi nelle vetrine dei negozi mentre si camminava, quel tempo è venuto dopo, è durato,  e adesso è già scomparso, che non c’è più niente da guardare. Anzi se si butta lo sguardo, subito lo si distoglie con un moto repentino della testa.

Mi ricordo quelle sere che nella casa piena di gente c’ era via vai, che c’era tempo da perdere ed era un tempo pieno di cose e di persone e di discorsi. Era il tempo della giovinezza per tutti , quando la notte tiravi tardi ridendo intorno al tavolo della cucina, ridendo, tu mi capisci? e non passava mai e non eri mai stanco e assonnato.

Perché  tutto, cose case persone, mi vengano in mente stasera non lo so bene, perché guardo dalla finestra forse, e forse sono solo, perché fuori c’è gran rumore di macchine e di gente e penso ancora allora a quella casa a quelle stanze a quella gente lì, della mia giovinezza.  Potrei farne il perimetro passo dopo passo, di quelle stanze, esserci dentro ancora a tutte quante che tutte quante le ho viste e visitate e abitate, di tutte ricordo la luce alle pareti e se faceva caldo e se faceva freddo e le persone chi erano, chi sono ancora, senza che si siano trasformate, che siano cambiate in me. Non vorrei mai rivederle.

Adesso ascoltiamo giàazz alla radio bevendo vino bianco secco, e siamo molto molto felici. Fuori le luci sono accese e le foglie gialle sugli alberi si fanno più rade così possiamo vedere la strada le insegne luminose dei negozi il semaforo acceso. A volte qualcuno telefona ma sbaglia numero.

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Non vi maravigliate che non si sappino le cose delle età passate, non quelle che si fanno nelle province o luoghi lontani; perché se considerate bene, non s’ha vera notizia delle presenti, non di quelle che giornalmente si fanno in una medesima città; e spesso tra ‘l palazzo e la piazza è una nebbia sì folta o un muro si grosso che non vi penetrando l’occhio degli uomini, tanto sa el popolo di quello che fa chi governa o della ragione perchè lo fa, quanto delle cose che si fanno in India. E però si empie facilmente el mondo di opinioni erronee e vane.

(Francesco Guicciardini, Ricordi)

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reset

riflettendo su pubblico e privato,
i loro incroci,
quello che è e quello che non è,
le parole private messe in pubblico, insomma.

che non sono mica Eliot, Thomas Sterne, dico.

E’ che a volte mi faccio prendere la mano, vado, volo, come se qui dentro fossimo solo in due e non nel mezzo di un teatro, ognuno,
o peggio ancora
in una stanza dalle porte piene di buchi e di spioncini.

quindi resetto.
che le parole, private restino.

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senza titolo

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When you are old

When you are old and gray and full of sleep
And nodding by the fire, take down this book,
And slowly read, and dream of the soft look
Your eyes had once, and of their shadows deep;

How many loved your moments of glad grace,
And loved your beauty with love false or true;
But one man loved the pilgrim soul in you,
And loved the sorrows of your changing face.

And bending down beside the glowing bars,
Murmur, a little sadly, how love fled
And paced upon the mountains overhead,
And hid his face amid a crowd of stars.

( William Butler Yeats, da La Rosa 1893)

Quando tu sarai vecchia e grigia,
col capo tentennante
ed accanto al fuoco starai assonnata,
prenderai questo libro.
E lentamente lo leggerai, ricorderai sognando
dello sguardo che i tuoi occhi ebbero allora,
delle loro profonde ombre.
Di quanti amarono la grazia felice
di quei tuoi momenti
e, d’amore falso o a volte sincero,
amarono la tua bellezza.
Ma uno solo di te amò l’anima irrequieta,
uno solo allora amò le pene del volto tuo che muta.

E tu, chinandoti verso le braci, sarai un poco triste,
in un mormorio d’Amore dirai,
di come se ne volò via…
passò volando oltre il confine di questi alti monti
e per sempre poi il suo volto nascose
in una folla di stelle.
(trad. di Luisa Zappa)

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scrivendo esprimiamo la parte più profonda di noi. e allora scriviamo scriviamo, altrimenti siamo perduti.

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kate bush

Cliccare sulla foto (forse sarà disponibile l’ascolto del nuovo disco. Forse)

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Bisogna sempre, giorno dopo giorno, riaprire gli spazi che tendono a richiudersi, anche in quella cosa che è stata chiamata insiemisticamente “letteratura”. La letteratura è una cruna, bisogna riaprirla di continuo, allargarla, per andare a toccare gli altri spazi più grandi in cui siamo immersi e sfondare le pareti che imprigionano i nostri corpi e le nostre menti. Quella forza che ci appare moltiplicatoria e aliena e che in passato è stata ingenuamente chiamata ”ispirazione” esiste ancora dentro di noi e gli artisti, gli scrittori, i poeti, sanno che esiste, l’hanno sempre saputo, perché  l’hanno conosciuta, sperimentata, inventata.
Le cose da dire sarebbero molte. Lo spazio è poco. Tu sai che io non disprezzo il tuo lavoro e che sono stato uno dei pochi scrittori italiani che ne ha parlato pubblicamente sulle pagine di un giornale (La Repubblica). Ma quello che stai dicendo sulla letteratura è difensivo, è superficiale, non ha verità profonda.
E’ molto strano quello che sta succedendo in Italia. Ci si continua a disperare per i nostri impresentabili governanti, per come sono disonorevoli, interessati, cinici, per come stanno volando basso. E gli scrittori? E gli uomini di cultura? Stanno volando alto? A leggere posizioni come la tua non mi pare. Perché, nel campo nevralgico della letteratura, dell’immaginario, della prefigurazione artistica e di conoscenza sembra essere stata bandita ogni idea di quella grandezza che invece si domanda giustamente ad altri? Perché domina lo stesso restringimento dei possibili, lo stesso piccolo cinismo, la stessa chiusura di orizzonti? Ma, se questo è o può solo essere uno scrittore, come può chiedere alle altre donne e agli altri uomini di regalargli il prezioso tempo della loro vite per leggerlo? Con che diritto? Che cosa dà, che cosa aggiunge al mondo?

Antonio Moresco risponde a Alessandro Baricco.

Se ne parla anche qui, anche in riferimento a questo libro di Daniele Giglioli, che ne parla a Fahrenheit. Sul libro di Gigliotti si veda anche l’articolo di Gilda Policastro su Doppiozero

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