rentrée scolaire 2011

Diventato saggio breve, articolo di giornale, analisi del testo, ha cambiato pelle, nome, forma, ma in fondo è sempre lui, è sempre il tema, si tratta comunque di riempire almeno tre colonne con le proprie osservazioni attorno a una questione rilevante. Nella scuola è il passo decisivo verso la maturazione – ma forse dico questo perché sono insegnante di lettere – l’ atto intellettuale che meglio esprime la personalità e le capacità di uno studente. Quando ero ragazzo provavo sempre una certa emozione di fronte a quel foglio bianco. Di colpo mi sentivo importante, mi sembrava che il mondo avesse davvero bisogno del mio punto di vista. (segue nelle pagine successive) (segue dalla copertina) Sia che si trattasse di un certo canto dell’ Inferno o delle questioni ambientali o di qualsiasi altro grande problema. Fino a cinque minuti prima lo studente spara cartoccetti, fa caciara, raccoglie i soldi per la puntata sulle partite della domenica: è una creatura gioiosamente irresponsabile, che parla a strappi, senza bisogno di scegliere le parole, di mettere in fila un pensiero, di renderlo persino persuasivo e musicale.E poi eccolo a meditare come un uomo adulto, a riflettere sui destini del mondo e della cultura e della giovinezza contemporanea. Molti annaspano, cominciano a lamentarsi: « Professò, io nun ciò le idee, io nun so che scrive» – però alla fine scrivono tutti, ognuno compie meglio che può quel rito di concentrazione ed espressione, anche la spugna più asciutta si strizza e qualche goccia viene fuori. Negli ultimi vent’ anni è stato un diluvio di temi sulla droga e l’ immigrazione e il disagio sociale e la famiglia in crisi e il consumismo che divora. Credo che ogni diciottenne abbia scritto decine e decine di temi sul malessere contemporaneo. Per questo a volte gli studenti sembrano annoiati, per questo vanno presi in contropiede, costretti a non ripetere la solita solfa. «Scrivete: primo tema, Il mio cappotto. Secondo tema: Un pomeriggio da incorniciare e uno da buttare. Terzo tema: Cinque motivi per cui vale la pena vivere in Italia e uno per cui sarebbe meglio andarsene ». Partono le grida di disapprovazione, ogni novità viene vista malissimo. Ma per un insegnante è importantissimo osservare in che modo un ragazzo scrive, come aggancia le frasi, quali immagini trova, quali storie sceglie per rendere più vivace un componimento. Lo stile è tutto, perché lo stile esprime una personalità, un modo di vedere e di giudicare la realtà, di connettere fatti, pensieri, parole. Per questo è indispensabile che i ragazzi scrivano molto, che il tema non venga soppiantato dai test e da altre formule bislacche. Il professore legge, valuta, comprende i suoi allievi. Purtroppo oggi anche il voto che bisogna comunque assegnare a ogni tema è frantumato secondo allucinanti griglie di giudizio: una percentuale va alla competenza lessicale e un’ altra a quella morfosintattica e un’ altra alla precisione del vocabolario e un’ altra ancora alla pertinenza espressiva, in una dissezione autoptica gelida e fasulla. Insomma: salviamo il tema, grande momento per l’ officina mentale dell’ alunno, che in tre facciate a volte si scopre più libero e intelligente di quanto credesse.MARCO LODOLI su Repubblica del 4 settembre 

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