risalendo la corrente, ovvero leggerezza mia come certi giorni sembri insostenibile

Vi è, però, un altro significato della frase «il desiderio dell’uomo è il desiderio dell’Altro»: il soggetto desidera solo nella misura in cui esperisce l’Altro come desiderante, come luogo di un insondabile desiderio, quasi un desiderio opaco scaturisse da lui. Non solo l’altro mi indirizza un desiderio enigmatico, ma fa sì che io affronti l’enigma del mio desiderio, ossia il fatto stesso che io non sappia cosa desidero realmente. Secondo Lacan, che qui segue Freud, questa dimensione abissale di un altro essere umano- l’abisso della profondità di un altro temperamento, la sua radicale impenetrabilità- trovò per la prima volta piena espressione nel Giudaismo, con la sua ingiunzione di amare il prossimo come se stessi. Per Freud così come per Lacan, questa ingiunzione è estremamente problematica in quanto offusca il fatto che, dietro al prossimo come mia immagine specchiata, come quello che mi somiglia, come colui con il quale posso empatizzare, è sempre in agguato l’insondabile abisso della radicale Alterità, di uno del quale alla fine non conosco nulla. Posso davvero fare affidamento su di lui? Chi è? come posso essere certo che le sue parole non siano una mera finzione?  In contrasto con l’atteggiamento new age che riduce il prossimo a mia immagine specchiata, o a mezzo per il fine della mia autorealizzazione….. il Giudaismo apre una tradizione nella quale un nucleo traumatico e alieno persiste sempre nel mio prossimo, sicché esso rimane una presenza inerte, enigmatica e impenetrabile che mi rende isterico. Il fulcro di questa presenza è ovviamente il desiderio del prossimo, un enigma non solo per noi, ma anche per il prossimo stesso. Per questo il «Che vuoi» di Lacan non chiede semplicemente «Cosa vuoi?», ma piuttosto « Cos’è che ti irrita? Che cosa c’è che ti rende così insopportabile non solo a noi, ma anche a te stesso e che tu stesso evidentemente non controlli?»

E’ per questa ragione che trovarsi nella posizione dell’amato è una scoperta tanto violenta, talvolta persino traumatica: essere amato mi fa sentire direttamente lo scarto fra quello che sono in quanto essere determinato e l’insondabile x che è in me e che causa l’amore. La definizione lacaniana dell’amore « Amore è dare qualcosa che uno non ha» – va integrata con «a qualcuno che non è». Ciò non è forse confermato dalla nostra più elementare esperienza quando qualcuno dichiara inaspettatamente il suo amore appassionato? la prima reazione, che precede la risposta positiva, che alla fine arriva, è che qualcosa di osceno, di invadente, venga spinto a forza su di noi.

Slavoj Zizek, Leggere Lacan. Guida perversa al vivere contemporaneo, Bollati Boringhieri 2009

dio, che sabati mattina


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