son sogni caterina, son sogni

quando sarò grande andrò a stare in un’isola del mediterraneo, credo, che c’è più sole e d’estate fa caldo. Mi piacerebbe la Corsica, è rocciosa quanto basta, c’è il mare da una parte e dall’altra – in quanto isola sembra sia piuttosto facile- e a pensarci bene anche sopra e sotto- sempre in quanto isola. Ma questo vuol dire che se sali in cima a un monte e ci stai una giornata intera, vedi prima l’alba e poi il tramonto e non è poco, tutto in un giorno.
La casa che avrò guarderà da una parte sola, mi sa verso il tramonto, che è una meraviglia sul mare. Avrà una bella e grande terrazza che guarda sugli scogli, con un muricciolo di cotto, basso, che tanto bambini non ce ne sono, può darsi un piccolo cane, ma non stupido. Dalla grande terrazza si vede un pezzo di costa e il mare e gli scogli sotto, tira vento, qualche volta. Nelle ore più calde non ci si può stare.
Io sto dentro. Sostengo la teoria del chiudere tutto. Ci sono due teorie opposte su questo, sulla storia del caldo nelle case. I più, quasi tutti, dicono che d’estate, per ripararsi dal caldo, è bene chiudere tutte le finestre e le imposte nelle ore centrali del giorno e riaprirle solo quando il sole è ormai quasi al tramonto. Qualcuno, rari, dice invece che l’aria deve entrare e uscire dalla casa, e allora se siamo in due nella casa e una apre e una chiude è bene che la casa sia grande e lunga, con una stanza in cima e una in fondo, come ho letto una volta di uno scrittore italiano e sua moglie. Però alla fine si sono lasciati lo stesso, ma forse non per il caldo, lo escludo. Non so come risolveremo il problema nella casa sul mare. Vedremo, magari facciamo un giorno sì e uno no.
Nella stanza che si apre sulla terrazza c’è un bel divano e delle poltrone, che ci potrai stare a leggere quanto ti pare o a sentire la musica. Alle finestre delle tende leggere, che svolazzano sempre di qua e di là. Fa molto estate, le tende che svolazzano sempre di qua e di là. Io avrò un paio di pantaloncini corti, di quelli che andavano di moda negli anni sessanta, ma non degli annni sessanta, nel senso che non li ho comprati allora e conservati nell’armadio. Lo dico perchè non vorrei che si pensasse che tengo la stessa roba per anni e anni senza buttarla via. Non so se allora sarò grassa, non ho ancora deciso. Se sarò grassa non mi metterò i pantaloncini corti, ma un grande vestito largo e comodo e mi muoverò anche io svolazzando come le tende della stanza, come quei soprani della Scala. Ma anche se sarò grassa, sarò felice, lo sento. Tu forse anche, fammelo sapere. O forse per niente, vattelappesca come sei te e come ti gira l’umore nei giorni.
Intanto la Grecia brucia, Spagna e Italia si riscaldano a fuoco lento, l’iva aumenta e anche le accise, gli stipendi ce li bloccano per altri due anni o forse poi a vita, gli stati crollano, crollano le borse, che sarà di noi.

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