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Archive for giugno 2011

quando sarò grande andrò a stare in un’isola del mediterraneo, credo, che c’è più sole e d’estate fa caldo. Mi piacerebbe la Corsica, è rocciosa quanto basta, c’è il mare da una parte e dall’altra – in quanto isola sembra sia piuttosto facile- e a pensarci bene anche sopra e sotto- sempre in quanto isola. Ma questo vuol dire che se sali in cima a un monte e ci stai una giornata intera, vedi prima l’alba e poi il tramonto e non è poco, tutto in un giorno.
La casa che avrò guarderà da una parte sola, mi sa verso il tramonto, che è una meraviglia sul mare. Avrà una bella e grande terrazza che guarda sugli scogli, con un muricciolo di cotto, basso, che tanto bambini non ce ne sono, può darsi un piccolo cane, ma non stupido. Dalla grande terrazza si vede un pezzo di costa e il mare e gli scogli sotto, tira vento, qualche volta. Nelle ore più calde non ci si può stare.
Io sto dentro. Sostengo la teoria del chiudere tutto. Ci sono due teorie opposte su questo, sulla storia del caldo nelle case. I più, quasi tutti, dicono che d’estate, per ripararsi dal caldo, è bene chiudere tutte le finestre e le imposte nelle ore centrali del giorno e riaprirle solo quando il sole è ormai quasi al tramonto. Qualcuno, rari, dice invece che l’aria deve entrare e uscire dalla casa, e allora se siamo in due nella casa e una apre e una chiude è bene che la casa sia grande e lunga, con una stanza in cima e una in fondo, come ho letto una volta di uno scrittore italiano e sua moglie. Però alla fine si sono lasciati lo stesso, ma forse non per il caldo, lo escludo. Non so come risolveremo il problema nella casa sul mare. Vedremo, magari facciamo un giorno sì e uno no.
Nella stanza che si apre sulla terrazza c’è un bel divano e delle poltrone, che ci potrai stare a leggere quanto ti pare o a sentire la musica. Alle finestre delle tende leggere, che svolazzano sempre di qua e di là. Fa molto estate, le tende che svolazzano sempre di qua e di là. Io avrò un paio di pantaloncini corti, di quelli che andavano di moda negli anni sessanta, ma non degli annni sessanta, nel senso che non li ho comprati allora e conservati nell’armadio. Lo dico perchè non vorrei che si pensasse che tengo la stessa roba per anni e anni senza buttarla via. Non so se allora sarò grassa, non ho ancora deciso. Se sarò grassa non mi metterò i pantaloncini corti, ma un grande vestito largo e comodo e mi muoverò anche io svolazzando come le tende della stanza, come quei soprani della Scala. Ma anche se sarò grassa, sarò felice, lo sento. Tu forse anche, fammelo sapere. O forse per niente, vattelappesca come sei te e come ti gira l’umore nei giorni.
Intanto la Grecia brucia, Spagna e Italia si riscaldano a fuoco lento, l’iva aumenta e anche le accise, gli stipendi ce li bloccano per altri due anni o forse poi a vita, gli stati crollano, crollano le borse, che sarà di noi.
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81. Paul Celan a Ingeborg Bachmann, Parigi, 7.1.1958

Una mano

La tavola, fatta di legno d’ore, con

il piatto di riso e con il vino.

si

mangia, si tace, si beve.

Una mano, che io baciai,

fa, alle bocche, luce.

Ingeborg Bachmann, Paul Celan, Troviamo le parole, Lettere 1948-1973, Nottetempo,2010

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… il 27 luglio 1656 (il sesto giorno del mese di Av dell’anno 5416, secondo il calendario ebraico), il seguente proclama fu letto in ebraico, dinanza all’arca della Torah, nell’affollatissima sinagoga dell’Houtgracht:

Senhores della ma’amad [l’assemblea governativa laica alla guida della congregazione] da lungo tempo a conoscenza delle opinioni e delle azioni malvagie di Baruch de Spinoza, hanno cercato in vari modi e con diverse promesse di farlo tornare sulla retta via. Ma non essendo riusciti a correggerlo in alcun modo e continuando viceversa a ricevere quotidianamente informazioni fondate sulle abominevoli eresie che egli ha compiuto e insegnato, nonché sui suoi atti mostruosi, e disponendo di numerosi testimoni credibili che hanno deposto a tale proposito al cospetto del suddetto Espinoza, sono giunti alla conclusione della verità di tali fatti; e dopo aver preso in esame la questione in presenza degli onorevoli chachamin [ i “saggi”, ovvero i rabbini] hanno deciso, col loro consenso, che il suddetto Espinoza sia scomunicato ed espulso dal popolo di Israele. Su decreto degli angeli e su ordine dei santi, noi scomunichiamo, esplelliamo, malediciamo e danniamo Baruch de Espinoza, col consenso di Dio, sempre sia lodato, e dell’intera santa congregazione, e di fronte a questi rotoli che recano scritti al loro interno i 613 precetti; maledicendolo con la scomunica con la quale Joshua mise al bando Gerico e con la dannazione che Elisha fece cadere sui fanciulli e con tutti i castighi che sono scritti nel libro della legge. Che egli sia maledetto di giorno e maledetto di notte, maledetto quando si sdraia e maledetto quando si alza, maledetto quando esce e maledetto quando rientra. IL signore non lo risparmierà: al contrario la collera del Signore e la sua gelosia si abbatterano su quest’uomo, e tutte le maledioni scritte in questo libro penderanno su di lui, e il Signore cancellerà il suo nome da sotto il cielo. Il Signore lo allontanerà con tutto il male dalle tribù di Israele, in obbedienza a tutte le maledizioni scritte in questo libro della legge. Voi invece, voi che siete fedeli al Signore vostro Dio, ciascuno di voi è vivo quest’oggi.

Il documento si concludeva con l’avvertimento: ” nessuno comunichi con lui, neppure per iscritto, né gli accordi alcun favore, né stia con lui sotto lo stesso tetto, né gli si avvicini più di quattro cubiti; né legga alcun trattato composto o scritto da lui”. Una versione portoghese fu depositata più tardi negli archivi della comunità.

(Steven Nadler, L’eresia di Spinoza, Einaudi, 2005)

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Ciò che è in corso è un’africanizzazione della crisi nella zona euro, spinta da enormi flussi speculativi della finanza globale. Forze imponenti spingono per l’assimilazione dell’intero Mediterraneo alla fascia nordafricana, una specie di cuscinetto speculativo tenuto al guinzaglio dalle organizzazioni economiche internazionali con il cappio dei debiti sovrani e della massa degli interessi usurari. ( ex- Wu Ming 3)

A margine di questo post, interessante per alcune riflessioni, franato per il momento in uno scontro da galli e ascoltando intanto la radio che trasmeteva le notizia sulla marcia degli indignados spagnoli, osservavo i termini che si usano per definire la crisi e le motivazioni di chi decide di protestare.

Si parla sempre o quasi- almeno qui in Italia- di poveri e povertà, e mi pare abbastanza ovvio che in queste categorie non può riconoscersi la maggior parte delle persone perchè l’immagine del povero corrisponde ad uno stereotipo preciso che non è certo quello in cui possa e voglia indentificarsi un cittadino della classe media che costituisce la maggioranza della popolazione. Mi sembra che- forse solo in Italia, ma non so se davvero sia così, anche se questo potrebbe spiegare la lentezza con cui questo paese rispetto agli altri paesi colpiti dalla crisi reagisce a questo stato di cose- con il linguaggio in questo caso si voglia negare ed impedire un’identificazione che se avvenisse, forse sarebbe letale o almeno pericolosa per chi governa (oddio, governa è una parola grossa) ma anche per chi non governa questa paese, vale a dire chi forma quella che nella prassi politica è detta opposizione anche se non si oppone quasi a niente, forse perchè è il niente che governa, a pensarci bene.

A me pare, insomma, che per il momento in pochi e ancora molto poco collegati tra loro, checché se ne dica, si stia riflettendo seriemente su quello che sta accadendo.

Saluti.

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dice.

Ma è solo la pubblicità di uno smartphone, non preoccuparti.

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da qui, grazie a qui

 

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destra e sinistra

Tema storico-politico: Destra e Sinistra

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Nel futuro ognuno sarà famoso per 15 minuti“: il candidato, prendendo spunto da questa ‘previsione’ di Andy Warhol, analizzi il valore assegnato alla “fama” (effimera o meno) nella società odierna e rifletta sul concetto di “fama” proposto dall’industria televisiva (Reality e Talent show) o diffuso dai social media (Twitter, Facebook, Youtube, Weblog, ecc

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guardami negli occhi

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