sparire agli occhi del mondo

«Arrivò una domenica, nel giorno della grande festa di San Vito a Forio» scrive Hans Werner Henze nella sua autobiografia riferendosi all’approdo della Bachmann a Ischia il 9 agosto 1953. La sera si teneva «la processione delle navi nel golfo di Forio», «l’intera scena era immersa nella luce gialla, rossa e dorata delle fiaccole». Si sedettero sul tetto della piccola casa saracena che Henze aveva affittato da una famiglia di contadini. Tra gli alberi il canto delle cicale. E in lontananza, a Forio, «iniziarono i fuochi d’artificio napoletani, così meravigliosi da toglierti il fiato». Henze ricorda che allora fu pronunciata la frase «Verrà un giorno la festa!»

[……] L’Italia che Ingeborg Bachmann conobbe a Ischia era ancora «arcaica e preborghese»…… Agli inizi degli anni Cinquanta l’isola, non ancora sfruttata turisticamente, con il suo paesaggio mediterraneo serviva da ritiro a un’ élite internazionale di intellettuali. […] Henze era arrivato a Ischia sei mesi prima della Bachmann. Per lui la fuga sull’isola sperduta significava condurre una vita più libera e potersi concentrare sulla sua attività musicale: «Un luogo irraggiungibile, fatto per poter sparire agli occhi del mondo».

Oggi, al contrario, non ci bastiamo più. Siamo invasi dal mondo. Mi chiedo se sarà mai possibile provare ancora il desiderio, e non la paura, di un luogo irraggiungibile.


Musica (Clutchy Hopkins / “3:06” / The Life Of Clutchy Hopkins / 2006)

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