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Archive for marzo 2011

chissà perchè le parole si servono tante volte di noi, le vediamo avvicinarsi, minacciare, e non siamo capaci di allontanarle, di tacerle, e così finiamo col dire quel che non avremmo voluto, è come l’abisso irresistibile, cadremo e andiamo avanti

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ricòrdati

***

Ogni vetta è un cratere. Questa è la legge dei vulcani,

che li rende eternamente, visibilmente femminili.

Non c’è altezza senza abisso, senza un nucleo ardente,

anche se le nostre suole di paglia si lacerano sulla lava

indurita.

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«E senza dubbio il nostro tempo … preferisce l’immagine alla cosa, la copia all’originale, la rappresentazione alla realtà, l’apparenza all’essere … Ciò che per esso è sacro, non è che l’illusione, ma ciò che è profano, è la verità. Anzi, ai suoi occhi il sacro aumenta man mano che decresce la verità e che cresce l’illusione, tanto che per esso il colmo dell’illusione è anche il colmo del sacro.»

(Feuerbach , Prefazione alla seconda edizione dell’ Essenza del cristianesimo,1841, citato in esergo da Guy Debord, La società dello spettacolo, 1973)

Riflettendo su quanto sentito oggi a Radio Tre sull’episodio di Forum e della finta terremotata.

Qui l’articolo di Ezio Mauro, L’invenzione della realtà.

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«Arrivò una domenica, nel giorno della grande festa di San Vito a Forio» scrive Hans Werner Henze nella sua autobiografia riferendosi all’approdo della Bachmann a Ischia il 9 agosto 1953. La sera si teneva «la processione delle navi nel golfo di Forio», «l’intera scena era immersa nella luce gialla, rossa e dorata delle fiaccole». Si sedettero sul tetto della piccola casa saracena che Henze aveva affittato da una famiglia di contadini. Tra gli alberi il canto delle cicale. E in lontananza, a Forio, «iniziarono i fuochi d’artificio napoletani, così meravigliosi da toglierti il fiato». Henze ricorda che allora fu pronunciata la frase «Verrà un giorno la festa!»

[……] L’Italia che Ingeborg Bachmann conobbe a Ischia era ancora «arcaica e preborghese»…… Agli inizi degli anni Cinquanta l’isola, non ancora sfruttata turisticamente, con il suo paesaggio mediterraneo serviva da ritiro a un’ élite internazionale di intellettuali. […] Henze era arrivato a Ischia sei mesi prima della Bachmann. Per lui la fuga sull’isola sperduta significava condurre una vita più libera e potersi concentrare sulla sua attività musicale: «Un luogo irraggiungibile, fatto per poter sparire agli occhi del mondo».

Oggi, al contrario, non ci bastiamo più. Siamo invasi dal mondo. Mi chiedo se sarà mai possibile provare ancora il desiderio, e non la paura, di un luogo irraggiungibile.


Musica (Clutchy Hopkins / “3:06” / The Life Of Clutchy Hopkins / 2006)

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(pro patre et matre)

Ahi che la Tigre

la Tigre Assenza,

o amati,

ha tutto divorato

di questo volto rivolto

a voi! La bocca sola

pura

prega ancora

voi: di pregare ancora

perchè la Tigre,

la Tigre Assenza,

o amati,

non divori la bocca

e la preghiera…

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All’improvviso mi sono sentita male, annuivo senza riuscire a pronunciare una parola, Avrei potuto dire che probabilmente il mio nome non era neanche nella lista perchè a quattordci anni non ero stata presa e non mi avevano fatto fare il giuramento e che poi non erano più venuti a prendermi e non ci ero più andata. Ma in quel momento Ingeborg aveva pensato che senz’altro tutti gli raccontavano storie del genere, tutti dicevano che erano stati costretti e di non aver mai partecipato attivamente. Solo quando alla fine lui le aveva chiesto se fosse mai stata ” Führerin”, lei aveva detto “No” ed era diventata tutta rossa e per la disperazione ancora più rossa. Irritata, nel diario si domanda perchè si diventa rossi e si trema quando si dice la verità.

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creature di nebbia

andiamo di sogno in sogno

sprofondiamo attraverso mura di luce

dai sette colori

(Wie Nebelwesen

gehen wir durch Traüme un Traüme

Mauern von siebenfrabigem Licht

durchsinken wir)

dal che si evincerebbe che in lingua germanica sogno è Traüme / o almeno così sembra…se qualcuno avesse a conoscere il tedesco, che mi dia conforto nella scoperta, se scoperta è/perchè così a occhio il testo originale non è proprio quello: ad esempio: dove se ne sta nascosto creature ?

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A completamento

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Soffermiamoci su almeno due grandi nuove angoscie dei genitori di oggi. La prima è relativa all’esigenza di sentirsi amati dai loro figli. Questa esigenza è inedita e ribalta la dialettica del riconoscimento: non sono più i figli che domandano di essere riconosciuti dai loro genitori, ma sono i genitori che domandano di essere riconosciuti dai loro figli. In questo modo la dissimmetria generazionale viene ribaltata. Per risultare amabili è necessario dire sempre “Sì!”, eliminare il disagio del conflitto, delegare le proprie responsabilità educative, avallare il carattere pseudodemocratico del dialogo.[……..]

La seconda grande angoscia dei genitori oggi è quella legata al principio di prestazione. Lo scacco, l’insuccesso, il fallimento dei propri figli sono sempre meno tollerati. Di fronte all’ostacolo la famiglia ipermoderna si mobilita, più o meno compattamente, per rimuoverlo senza dare il giusto tempo al figlio di farne esperienza. Le attese narcisistiche dei genitori rifiutano di misurarsi con questo limite attribuendo ai figli progetti di realizzazione obbligatoria. Ma, come ha scritto Sartre, se i genitori hanno progetti per i loro figli, i figli avranno immancabilmente dei destini… e quasi mai felici. Avere un figlio senza difetti, capace di prestazione, riflette le angoscie narcisistiche dei genitori.  [……]

I genitori di oggi sono terrorizzati dalla possibilità che l’imperfezione possa perturbare l’apparizione del loro figlio come ideale. E’ un nuovo mito della nostra civiltà: dare ai figli tutto per poter essere amati; coltivare il loro essere come capace di prestazione per scongiurare l’esperienza del fallimento. Ne consegue che i nostri giovani non sopportano più lo scacco perchè a non sopportarlo sono innanzituto i loro genitori. Il principio di prestazione ipermoderno è un principio di affermazione dell’io. Ma siamo sicuri che il successo dell’io si accompagni alla soddisfazione?


La psicoanalisi non tesse affatto l’elogio della prestazione. Il lavoro dell’analisi è antagonista al narcisismo dell’apparizione, a quel successo dell’io che abbaglia e cattura i giovani di oggi. L’esperienza dell’analisi punta piuttosto a scorticare l’involucro narcisistico dell’immagine per porre il soggetto di fronte alla verità del proprio desiderio. Tutto nell’esperienza analitica mira a ridurre i falsi prestigi dell’io, come si esprimeva Lacan. La psicoanalisi non sostiene il culto ipermoderno della prestazione, ma tesse l’elogio del fallimento. Essa raccoglie i resti, i residui, le vite di scarto; lavora sulle cause e sulle vite perse. Per fare lo psicoanalista bisogna amare le cause perse…

Ma cosa significa tessere un elogio del fallimento? Il fallimento non è solo insuccesso, sconfitta, sbandamento. O meglio, è tutto questo: insuccesso, sconfitta e sbandamento, ma è anche il suo rovescio. Il fallimento, secondo Lacan, è proprio del funzionamento dell’inconscio. La sua definizione di atto mancato è tutta un programma: un atto mancato è il solo atto riuscito possibile. Perché? Perché è un atto mancato per l’io, ma è riuscito per il soggetto dell’inconscio. Lo stesso accade in una sbadataggine o in un lapsus. Il fallimento è uno zoppicamento salutare dell’efficienza della prestazione. E, in questo senso, la giovinezza è il tempo del fallimento o, meglio, è il tempo dove il fallimento dovrebbe essere consentito. È quel tempo che esige il tempo del fallimento, dell’errore, dell’erranza, della perdita, della sconfitta, del ripensamento, del dubbio, dell’indecisione, delle decisioni sbagliate, degli entusiasmi che si dissolvono e si convertono in delusioni… del tradimento e dell’innamoramento…
I giovani sono esposti al fallimento perché la via autentica della formazione è la via del fallimento. Lo insegnava Hegel e lo insegnano i testi biblici, prima della psicoanalisi. È il fratello più giovane che, nella celebre parabola evangelica, chiede al padre la sua parte di eredità in anticipo per dissiparla nel godimento più ottuso. La formazione è erranza, discontinuità, incontro, rottura del familismo. C’è sempre nel cammino di una vita una caduta da cavallo, un incontro con la terra, un faccia a faccia con lo spigolo duro del reale. In questo senso i giovani sono più esposti alla malattia dell’inconscio. Perché ci sia incontro con la verità del desiderio è necessario smarrirsi, fallire, perdersi. Chi non si è mai perduto non sa cosa sia ritrovarsi…

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Non si sapeva allora che sotto la sabbia si nascondeva un mare di petrolio…

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