ancora “sul tempo che avanza”

Il tempo è un oltraggio a cui siamo sottoposti in ostaggio: la volontà di uscire dal giogo del tempo si configura come la necessità di “essere umani”, quindi costruire un’impresa della conoscenza significa proprio porre in atto una continua interrogazione sulle nuove esigenze, abbandonando con coraggio i modelli arcaici le forme preconfezionate dall’abitudine.

(Luca Sossella, editore, qui)

Vale per il personale e no. Sempre che il personale non sia anche altro da noi. Anzi: il personale è anche e soprattutto altro da noi. E l’abbandono di “forme preconfezionate dall’abitudine” ci riguarda.

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