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Archive for gennaio 2011

” Janet entrò nella mia vita inaspettatamente in un allegro pomeriggio del 1940 e vi rimase fino alla sua morte, all’alba di quel triste giorno di novembre (1978). La nostra amicizia – un’amicizia appassionata- crebbe e fiorì sullo sfondo della seconda guerra mondiale. Ebbe come scenario due continenti, il Nord America e l’Europa….”

Questo l’inizio nei ricordi di Natalia Danesi, italiana naturalizzata statunitense, che ha selezionato, collegato in un racconto di proprio pugno e pubblicato le lettere ricevute da Janet Flanner, americana residente a Parigi per amore culturale e necessità professionale.

…Quando incontra Janet, Natalia ha 38 anni. Janet ne ha dieci di più ed è anche più famosa.E’ l’autrice delle Lettere da Parigi sul New Yorker, firmate con lo pseudonimo francesizzante, Genêt, per far gustare meglio ai lettori americani il profumo del vecchio continente. Proviene da una famiglia quacchera e anche ei ha tre sorelle, di cui una nubile e pianista. Ma madre e sorella non sono così presenti nella vita di Janet come in quella di Natalia. Janet è più fuggiasca, volontariamente sradicata. … La guerra unisce Natalia e Janet perchè Parigi è occupata e la grande corrispondente è costretta a restare “silenziosa e inerte” a New York. Ma poi l’intervento alleato in Europa, il dopoguerra e i successivi decenni di pace le dividono. Per prima, parte Natalia, che torna nella patria italiana come ausiliaria dell’esercito americano, per collaborare alla liberazione. Al rientro di Natalia, parte Janet, corrispondente di guerra da Parigi. (altro…)

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altrove

Vogliamo parlare di tortura, abusi, maltrattamenti, morti per pestaggi e torture nel paese campione del moderatismo arabo? Vogliamo parlare dei ragazzi prelevati e portati chissà dove, delle torture subite nelle stazioni di polizia (è chiaro, adesso, perché le hanno bruciate)? Spero che a nessuno dei soloni che sproloquino senza aver mai visto l’Egitto vero, tocchi l’esperienza di essere arrestato e portato in una stazione di polizia egiziana. Ci sono racconti non proprio edificanti, del moderatismo del regime di Hosni Mubarak. Li hanno scritti e pubblicati, da anni, tutte le associazioni per la difesa dei diritti umani, dentro l’Egitto così come a Londra e a New York. Non potevamo dire, insomma, che non sapevamo quello che stesse succedendo dentro il paese guidato dal campione del moderatismo. E se abbiamo voltato la faccia dall’altra parte, guardando il mare di Sharm invece di guardare la faccia dei camerieri, è solo ed esclusivamente colpa nostra.

(da Invisible Arabs)

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Caserolazo di Firenze, 29 gennaio 2011.

Si replica sabato mattina, 5 febbraio, ore 11 Piazza S. Ambrogio.

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Gli amanti che passano la vita insieme non sanno dire che cosa vogliono l’uno dall’altro. Non si può certo credere che solo per il commercio dei piaceri carnali essi provano una passione così ardente a essere insieme. E’ allora evidente che l’anima di ciascuno vuole altra cosa che non è capace di dire, e perciò la esprime con vaghi presagi, come divinando da un fondo enigmatico e buio. (Platone, Simposio)

Che si parla d’amore qui e qui. Lei va sul classico.

Del resto, forse per molti il clima è questo.

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tra le tante

E’ importante riuscire a non essere più prigionieri di se stessi.  (E’ una constatazione, non è detto che sia già una conquista)

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quando ho sentito bussare, non avevo pensato che potessi essere tu, ma non avevo paura, era solo la solitudine, Questa poi, la solitudine, quanto ancora dovrai imparare per sapere cosa sia, Ho sempre vissuto da solo, Anch’io, ma la solitudine non è vivere da soli, la solitudine è il non essere capaci di fare compagnia a qualcuno o a qualcosa che sta dentro di noi, la solitudine non è un albero in mezzo a una pianura dove ci sia solo lui, è la distanza tra la linfa profonda e la corteccia, tra la foglia e la radice, Stai farneticando, tutte le cose che nomini sono legate tra loro, lì non c’è nessuna solitudine, Lasciamo stare l’albero, guardati dentro e vedrai la solitudine, Come ha detto quell’altro, Solitario andare tra la gente, Peggio ancora, solitario stare dove non ci siamo nemmeno noi stessi, Oggi sei di pessimo umore, Ho anch’io i miei giorni

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Lissone, Monza

Piazza Craxi, cerimonia interrotta dal lancio di monetine

Quasi 20 anni dopo ancora monetine contro Bettino Craxi. A Lissone, in Brianza, un centinaio di persone si sono radunate per protestare contro l’inaugurazione di una piazza dedicata all’ex leader socialista. L’inaugurazione delle targhe di “Piazza Bettino Craxi, statista” è finita rapidissimamente, coi manifestanti che le hanno immediatamente coperte con adesivi su cui è scritto “Piazza Sandro Pertini, Presidente degli italiani”. L’idea di dedicare la piazza a Craxi è venuta al leghista Ambrogio Fossati, che pure ai tempi di Mani Pulite “era in piazza a ‘vusare’ (urlare)”, ha ricordato Stefania Craxi. Poi però, ha aggiunto, ha riconosciuto il “rispetto verso di me e verso mio padre” espresso dai deputati leghisti “miei colleghi da due legislature”. La cerimonia di inaugurazione della piazza è stata sospesa appena cominciata e il gruppo di personalità locali si è quindi spostato velocemente nel vicino palazzo Terragni per un convegno.

(dal Manifesto di domenica, 23 gennaio)

Per ora ci s’accontenta così.

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che ci piaceva, ci piaceva, ci piaceva, una volta, stare qui, e adesso mah. Non c’è niente da dire, si domanda? più niente, esaurita la fonte? ci sta.

aveva ragione quel francese che ha detto che la parola è stata data all’uomo per dissimulare il pensiero, ma avrà davvero ragione, alla fin fine, sono questioni sulle quali non dobbiamo dare giudizi perentori, la cosa più certa è che la parola è il meglio che si possa trovare, il tentativo sempre frustrato per esprimere ciò che, con una parola, chiamiamo pensiero

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fessure

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Ecco, siamo proprio così noi italiani oggi:  ci vien voglia di vomitare ma siamo rimasti incastrati nella poltrona davanti alla televisione.

La vignetta di Altan da Verderame.

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