il mondo alle spalle

Tre o quattro miglia a sud di Lowestoft la costa disegna un ampio semicerchio, dalla leggera curvatura verso l’entroterra. Dal sentiero, che corre oltre le dune erbose e le scogliere poco elevate, si vede, in basso, solcata dai banchi di ghiaia appena in rilievo, la spiaggia sulla quale si incontrano a tutte le ore del giorno e della notte e in tutte le stagioni dell’anno …… ricoveri d’ogni sorta a forma di tenda con il loro corredo di picchetti, corde, tele olone e tele cerate. In una lunga fila e a una distanza piuttosto regolare l’uno dall’altro seguono la fila della battigia. E’ come se gli ultimi epigoni di un popolo errante si fossero stabiliti laggiù, al limite estremo della terra, in attesa di quel miracolo nel quale da sempre tutti ardentemente speravano e che avrebbe giustificato l’intera catena di rinunce e peregrinazioni. In realtà, coloro che si accampano qui, sotto le stelle, non sono approdati a questa riva da terre e deserti lontani, ma si tratta di persone che vivono negli immediati dintorni e che, secondo una vecchia usanza, guardano il mare aperto in incessante mutamento davanti ai loro occhi. E’ curioso come il loro numero resti, più o meno, sempre lo stesso. A uno che interrompe il suo bivacco, ne subentra subito un altro, sicché la comunità dei pescatori che di giorno sonnecchiano e la notte vegliano, con il passare degli anni non cambia, almeno all’apparenza, anzi in questa sua forma sembra risalire a tempi immemorabili. E’ piuttosto raro che uno dei pescatori cerchi di entrare in contatto con il vicino; e questo perché, anche se tengono tutti lo sguardo immutabilmente rivolto a levante e assistono al calare del crepuscolo e al sorgere dell’alba sulla linea dell’orizzonte – e nonostante che, così facendo, essi provino, almeno credo, i medesimi incomprensibili sentimenti – ciascuno di loro è tuttavia ben chiuso in se stesso e solo con se stesso ha confidenza, e con i pochi oggetti del suo equipaggiamento: con il coltello a serramanico, ad esempio, con il thermos o la radiolina a transistor, dalla quale escono suoni gracchianti e quasi indecifrabili, come un conversare fra i sassi che rotolano nel riflusso delle onde. Non credo che quegli uomini se ne stiano notte e giorno sulla riva solo per non lascirsi sfuggire – come sostengono – il transito dei merlanghi, oppure il momento in cui le passere di mare vengono in superficie o il merluzzo nuota sotto costa: ciò che vogliono è forse semplicemente fermarsi in un luogo dove hanno il mondo alle spalle e davanti a sé niente altro che il vuoto.
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