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Archive for novembre 2010

carognilla, schifosilla, mortaccilla

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senza titolo

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il mondo alle spalle

Tre o quattro miglia a sud di Lowestoft la costa disegna un ampio semicerchio, dalla leggera curvatura verso l’entroterra. Dal sentiero, che corre oltre le dune erbose e le scogliere poco elevate, si vede, in basso, solcata dai banchi di ghiaia appena in rilievo, la spiaggia sulla quale si incontrano a tutte le ore del giorno e della notte e in tutte le stagioni dell’anno …… ricoveri d’ogni sorta a forma di tenda con il loro corredo di picchetti, corde, tele olone e tele cerate. In una lunga fila e a una distanza piuttosto regolare l’uno dall’altro seguono la fila della battigia. E’ come se gli ultimi epigoni di un popolo errante si fossero stabiliti laggiù, al limite estremo della terra, in attesa di quel miracolo nel quale da sempre tutti ardentemente speravano e che avrebbe giustificato l’intera catena di rinunce e peregrinazioni. In realtà, coloro che si accampano qui, sotto le stelle, non sono approdati a questa riva da terre e deserti lontani, ma si tratta di persone che vivono negli immediati dintorni e che, secondo una vecchia usanza, guardano il mare aperto in incessante mutamento davanti ai loro occhi. E’ curioso come il loro numero resti, più o meno, sempre lo stesso. A uno che interrompe il suo bivacco, ne subentra subito un altro, sicché la comunità dei pescatori che di giorno sonnecchiano e la notte vegliano, con il passare degli anni non cambia, almeno all’apparenza, anzi in questa sua forma sembra risalire a tempi immemorabili. E’ piuttosto raro che uno dei pescatori cerchi di entrare in contatto con il vicino; e questo perché, anche se tengono tutti lo sguardo immutabilmente rivolto a levante e assistono al calare del crepuscolo e al sorgere dell’alba sulla linea dell’orizzonte – e nonostante che, così facendo, essi provino, almeno credo, i medesimi incomprensibili sentimenti – ciascuno di loro è tuttavia ben chiuso in se stesso e solo con se stesso ha confidenza, e con i pochi oggetti del suo equipaggiamento: con il coltello a serramanico, ad esempio, con il thermos o la radiolina a transistor, dalla quale escono suoni gracchianti e quasi indecifrabili, come un conversare fra i sassi che rotolano nel riflusso delle onde. Non credo che quegli uomini se ne stiano notte e giorno sulla riva solo per non lascirsi sfuggire – come sostengono – il transito dei merlanghi, oppure il momento in cui le passere di mare vengono in superficie o il merluzzo nuota sotto costa: ciò che vogliono è forse semplicemente fermarsi in un luogo dove hanno il mondo alle spalle e davanti a sé niente altro che il vuoto.

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(attraverso Daniela Ranieri)

(vedi anche colonna a fianco)

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una battaglia di Titani (2°)

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stili di vita

Terminata la sua prima opera, Wittgenstein, coerentemente con la propria convinzione di “aver risolto, nell’essenziale, tutti i problemi”, abbandonò la ricerca filosofica per dedicarsi all’insegnamento elementare; dal 1920 al 1926 insegnò in sperduti villaggi della bassa Austria e non ebbe, col mondo accademico viennese e britannico, che contatti sporadici. Nel 1926 lasciò l’insegnamento elementare e, dopo un tentativo fallito di assecondare una supposta vita monastica ( fu giardiniere in un convento), accettò di costruire, nei sobborghi di Vienna, una casa per una delle sorelle. Tale incarico lo tenne assorbito per due anni.
( dalla Nota introduttiva di Mario Trinchero a Ricerche filosofiche di Ludwig Wittgestein)
E’ che a volte, leggendo qua e là, trovo cose che mi interessano, di cui vorrei sapere di più. Allora mi sono scaricata, l’altro giorno, Wittgenstein di Jarman. E via dicendo di questo passo.

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isidora

Se cominci a pensare che non arriverai mai a Isidora, devi trovare il modo di sperare. Il modo di credere. La tua fede in Isidora e la tua distanza dalle sue terre sono la stessa cosa. Trovare Isidora è come molte altre cose: la fede e la sua realizzazione sono gemelle siamesi, il cuore dell’una pompa il sangue dell’altra. Per trovare Isidora devi credere che troverai Isidora.

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