il piccolo solista

Nell’autunno del 1925, per esempio, andò a piedi da Berna sino a Ginevra, seguendo in larga parte l’antico sentiero dei pellegrini che conduce al santuario di Santiago de Compostela. Di questa camminata non racconta molto, se non che a Friburgo- già lo vedo entrare in città sul ponte che alto sovrasta la Sarine- si è comprato ancora un paio di calze, ha fatto onore a parecchie trattorie, è stato galante con una chellerina del Giura, ha offerto mandorle a un bambino, andando a passeggio nell’oscurità si è levato il cappello di fronte al monumento di Rousseau sull’isola in mezzo al Rodano e, attraversando i ponti sul lago, si è sentito felice. Queste e poche altre impressioni del genere sono fissate in due paginette dallo stile estremamente sobrio. Sulla passeggiata in quanto tale non veniamo a sapere nulla, e nulla nemmeno di ciò che ha pensato mentre camminava. Davvero libero da se stesso, il viaggiatore Walser l’ho visto un’unica volta: durante un volo in mongolfiera che egli fece negli anni trascorsi a Berlino, da Bitterfeld- le cui luci artificiali cominciavano allora debolmente a brillare- fino alle spiagge del Baltico. ” Tre persone, il capitano, un signore e una ragazzina, salgono nella navicella, i cavi che la trattenevano vengono sciolti e quella strana casa se ne vola verso l’alto, lenta, come se le venisse in mente ancora qualcosa… La bella notte di luna sembra accogliere fra le sue braccia invisibili il meraviglioso pallone. Tacito e lieve, il corpo tondeggiante vola via… e… quasi non ci si accorge che viene spinto verso nord da venti leggeri” . Sotto si vedono le guglie dei campanili, le stradine dei villaggi, le corti, una vaporiera che fugge ansimando- spettrale-, il corso dell’Elba sfavillante di luci e colori. ” Campi curiosamente bianchi, che paiono tirati a lucido, si alternano a giardini e a brevi tratti di boscaglia. Si vedono dall’alto luoghi nei quali non si metterebbe mai e poi mai piede, perchè in certe regioni, anzi nella maggior parte di esse, non si ha alcun motivo speciale per andarci. Quanto grande è la terra e quanto poco la conosciamo!” Robert Walser era nato, credo, per un viaggio silenzioso come questo, un viaggio nell’aria. Sempre, in tutte le sue prose, egli vuole innalzarsi oltre la pesante vita terrestre, vuole dileguarsi tacito e lieve in direzione di un mondo più libero. L’episodio del volo in mongolfiera al di sopra della Germania avvolta nel sonno notturno ne è solo un esempio, un esempio che per altro mi richiama alla mente un ricordo di Nabokov in merito a uno dei suoi libri preferiti di quando era bambino. Il nero Golliwog e i suoi amici, fra i quali anche una sorta di nano o creatura lillipuziana, affrontano- in un romanzo a puntate e illustrato- innumerevoli avventure, si ritrovano lontano da casa e un giorno cadono persino in mano ai cannibali. E a questo punto c’è la scena in cui ” con lunghissimi nastri di seta gialla vengono costruiti un dirigibile e un minuscolo pallone supplementare per il nostro Pollicino. All’altezza inusitata cui giunse il dirigibile- prosegue Nabokov- gli aeronauti si rannicchiavano l’uno contro l’altro per riscaldarsi, mentre in disparte il piccolo solista, che io invidiavo nonostante il suo terribile destino, andava alla deriva in un abisso di gelo e di stelle- solo”.

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