i blog, gli eventi e i topi

L’articolo è ripreso da qui. La seconda parte, a me, non interessa, non in questo momento; questa mi pare invece a suo modo importante, perchè va a toccare certi comportamenti molto comuni, osservabili ogni giorno, dentro e fuori la rete (come se la rete non fosse ormai mondo), anche se – inserita lì dentro- suona un po’ come autogiustificazione degli autori. Ma vabbé, a me interessa il contenuto di questa parte. Che ha a che fare, mi pare, sotto sotto, anche con quella solita vecchia storia del che cos’è la letteratura e che cosa la lega al tempo in cui vive.

Io per prima, credo che occorra fermarsi un attimo a pensarci su.

Soprattutto quando poi leggi questo e ti chiedi dove sia l’uso consapevole del mezzo. E di quale mezzo? , mi chiedo anche, di cosa parlo qualndo scrivo mezzo?

Abbiamo parlato più volte, qui su Giap, della necessità di un “frattempo”, un tempo nostro, sfasato e autonomo rispetto alle aggressioni della cronaca, dell’opinionismo, delle storie tossiche, delle voghe culturali. Un tempo non ansiogeno, che accolga in sé e rallenti pressioni e sollecitazioni, ne smorzi l’impeto per rielaborarle. Lavorare con lentezza. Questo per non ridurci, come dice Alain Badiou, a topi:
«Topo è chi, tutto all’interno della temporalità dell’opinione, non può sopportare d’attendere […] Topo è chi ha bisogno di precipitarsi nella temporalità che gli viene offerta, senza essere affatto in grado di stabilire una durata propria.»
L’aria è piena del suonar di pifferi che ci richiamano in quanto topi.  Topo è anche il “tuttologo”, chi si precipita a farsi un’opinione su qualunque fatto, per gettarla subito in pasto al mondo. Topi sono certi “attivisti da click” che aprono gruppi su Facebook su qualunque cosa accada e montano campagne immaginarie su pseudo-eventi. La rete è piena dei “fossili” di cose fatte in fretta e poi abbandonate. Topo è lo scrittore che risponde a domande su qualunque argomento, a prescindere dalla conoscenza che ne ha. Topo è chi non si prende il tempo di elaborare e riflettere.
La “tentazione-topo” si presenta tutti i giorni, quando hai un blog molto seguito. Alla vigilia di ogni post che non sia “di attualità” (a pensarci bene, che espressione insensata!), noi ci chiediamo: “Ma possiamo davvero non parlare della tal altra cosa?”, oppure: “Che impressione diamo se, mentre succede la cosa X e tutti se ne occupano, noi pubblichiamo un post su tutt’altro?”

«I temi piovevano da tutte le parti ed erano tutti “fatidici”», scrive Furio Jesi in una lettera a un caro amico. Jesi annuncia (“gloriosamente”) di aver terminato la stesura del suo Spartakus. Simbologia della rivolta.
La lettera viene scritta la sera dell’11 dicembre 1969 e – verosimilmente – spedita il giorno dopo. Si presume sia già in un sacco postale quando, quel tardo pomeriggio, scoppia la bomba in Piazza Fontana.
«I temi piovevano da tutte le parti ed erano tutti “fatidici”». Quando succede qualcosa di grosso, qualcosa che esiste all’improvviso e con un’intensità che fa impallidire quel che sta intorno, l’ingenuo può pensare che i temi fatidici del giorno prima diventino meno importanti. In realtà, se i temi erano davvero fatidici (e quelli affrontati da Jesi in Spartakus lo erano senz’ombra di dubbio), il nuovo avvenimento ne intensifica l’importanza. Sapere che, nei mesi in cui qualcuno preparava la Strategia della tensione, Jesi si interrogava a fondo sulla rivolta spartachista; su mito, propaganda e simboli del potere; sulla lotta contro i “demoni” del capitalismo e, infine, sui modi in cui i detentori del potere possono “ripristinare il tempo normale” scaricando la tensione sociale “in un momento voluto e in forme volute”… Ciò aggiunge nuove connotazioni al testo, ne arricchisce la lettura.

Si può dare l’ok a un post già pronto sullo specifico poetico/tecnico/letterario del nostro lavoro mentre intorno l’Europa ribolle? Terzigno, la Francia, la Grecia, il corteo della FIOM…
Si può e si deve, se crediamo in quello che facciamo, se pensiamo al nostro agire in modo “giusto e serio”, se vediamo in quel che accade il ritorno dello stesso rimosso che esploriamo nei nostri libri.
Negli ultimi tempi abbiamo pubblicato molti post “di attualità”. A volte la cronaca ci dà l’ultima spinta, è pretesto di intuizioni folgoranti. In un istante prende forma pubblicabile quel coacervo di pensieri che già correva qui e là per le sinapsi.
Altre volte l’elaborazione richiede tempo.
Se siamo davvero di fronte a un evento, esso brillerà in qualunque cosa lo circondi. Il momento di scriverne direttamente maturerà… nel frattempo.

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