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Archive for ottobre 2010

una risposta

No, certo che no,che non basta pubblicare per essere intellettuali, sennò anche i libri di cucina. Ma è anche vero che ci dovrò essere pure qualcuno che prova a dire qualcosa, prova a definire se stesso e quello che scrive, perchè il contrario è il silenzio, come accade adesso, più o meno. Così come ci dovrà pur essere qualcuno che prova a raccontare l’oggi, quello che accade ora, qui, in questo e in altri paesi.
Ora a me sembra che in paesi come ad esempio gli Stati Uniti, questa sia una tendenza consolidata, mentre qui da noi il vizio di certa narrativa è di raccontare storie che col presente che stiamo vivendo hanno ben poco a che fare. Penso ad esempio a tutta una serie di libri sul meridione, che a me sembrano legati a un’idea gattopardesca del sud, immobile, con le donne che fanno sempre le maghe o stanno in cucina a preparare dolci. Memorialistica, anche, memorialistica della famiglia ma pur sempre tale. Può darsi che sia così, ma credo ci sia anche altro, al sud. E anche al Nord, credo ci sia molto altro. Oppure penso ai libri di Fabio Volo, che vendono così tanto, che sono facili da leggere, divertenti: forse rispecchiano la situazione dei trentenni italiani di oggi? della maggioranza dei trentenni? dei cococo?
In pochi, davvero, raccontano quello che ci sta succedendo e sono sempre autori di nicchia, che entrano nelle scuole soprattutto con enorme difficoltà, molti di loro perchè adottano una scrittura che è fuori dalle “norme”.
Adesso tu verrai a dirmi che quello che è stato pubblicato non è di valore, mi ricordo un tuo giudizio su un libro di Vasta di qualche anno fa. Ma per esempio se io penso ad un’autrice come Letizia Muratori, di cui- è vero- ho letto solo La vita in comune, che mi è molto piaciuto sia per la storia in sè che per l’intreccio che per alcune innovazioni narrative- o che almeno a me sembrarono tali- , di cui vorrei leggere l’ultimo uscito, Sole senza nessuno, o anche ad alcuni libri di Luther Blisset, Q, per esempio o dei vari Wu Ming, a certi libri di Vitaliano Trevisan, beh, mi sembra che qualcuno che prova ci sia. E ho citato quelli che conosco per lettura diretta, quelli che meglio ricordo o che mi hanno colpito di più.
Tu mi dirai che il presente non si può raccontare, che bisogna avere distacco, l’ironia di manzoniana memoria, ma non è vero: tutta la letteratura italiana, a parte Manzoni, ha raccontato il presente.

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ascoltando la radio

Ascolto alla radio Giorgio Vasta e Giuseppe Genna che parlano dell’ intellettuale italiano oggi. Vasta cita questo discorso di Wallace che ho già letto sul sito di Carmilla, qualche anno fa, qui

Questi ultimi anni dell’era postmoderna mi sono sembrati un po’ come quando sei alle superiori e i tuoi genitori partono e tu organizzi una festa. Chiami tutti i tuoi amici e metti su questo selvaggio, disgustoso, favoloso party, e per un po’ va benissimo, è sfrenato e liberatorio, l’autorità parentale se ne è andata, è spodestata, il gatto è via e i topi gozzovigliano nel dionisiaco. Ma poi il tempo passa e il party si fa sempre più chiassoso, e le droghe finiscono, e nessuno ha soldi per comprarne altre, e le cose cominciano a rompersi o rovesciarsi, e ci sono bruciature di sigaretta sul sofà, e tu sei il padrone di casa, è anche casa tua, così, pian piano, cominci a desiderare che i tuoi genitori tornino e ristabiliscano un po’ di ordine, cazzo… Non è una similitudine perfetta, ma è come mi sento, è come sento la mia generazione di scrittori e intellettuali o qualunque cosa siano, sento che sono le tre del mattino e il sofà è bruciacchiato e qualcuno ha vomitato nel portaombrelli e noi vorremmo che la baldoria finisse. L’opera di parricidio compiuta dai fondatori del postmoderno è stata importante, ma il parricidio genera orfani, e nessuna baldoria può compensare il fatto che gli scrittori della mia età sono stati orfani letterari negli anni della loro formazione. Stiamo sperando che i genitori tornino, e chiaramente questa voglia ci mette a disagio, voglio dire: c’è qualcosa che non va in noi? Cosa siamo, delle mezze seghe? Non sarà che abbiamo bisogno di autorità e paletti? E poi arriva il disagio più acuto, quando lentamente ci rendiamo conto che in realtà i genitori non torneranno più – e che noi dovremo essere i genitori.

Mi chiedo, quando leggo, quando ascolto discussioni del genere, dove sono gli insegnanti, dove è la scuola di fronte a tutto questo, perchè mai un insegnante oggi non sappia neanche che esistono scrittori del genere, che parlano di cose del genere. Ma che dico, scrittori del genere, gli insegnanti oggi, intendo oggi proprio oggi, nell’anno in corso, nel mese in corso, leggono- quando va bene che leggono- autori che scrivono sul risorgimento italiano e alcuni- giuro che è vero- insegnando italiano alle superiori, dichiarano candidamente in classe agli alunni che sono 25 anni che non leggono un libro. Mi chiedo quanto tutto questo sia una causa della noia che si respira nelle aule (sordide e grigie). Ma forse pretendo troppo.

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stasera

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di sera, le sette

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inondazioni

Tracimano, le acque dei miei sogni, inondano i corridoi. Invano grasse donne dalle gambe grosse, vecchie madri, cercano di asciugare la moquette: l’acqua filtra sotto la porta.

E lei chiude e mi dice lascia stare non guardare non ti preoccupare

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… esiste una leggerezza della pensosità, cosi come tutti sappiamo che esiste una leggerezza della frivolezza; […] la leggerezza pensosa può far apparire la frivolezza come opaca e pesante.

Non potrei illustrare meglio questa idea che con una novella del Decameron…… Boccaccio ci presenta Cavalcanti come un austero filosofo che passeggia meditando tra i sepolcri di marmo davanti a una chiesa. La jeunesse doreé fiorentina cavalcava per la città in brigate che passavano da una festa all’altra…… Cavalcanti non era popolare… perchè benchè fosse ricco ed elegante non accettava mai di far baldoria con loro e perchè la sua filosofia era sospettata di empietà:

Ora avvenne un giorno che, essendo Guido partito d’Orto San Michele e venutosene per lo Corso degli Adimari infino a San Giovanni, il quale spesse volte era il suo cammino, essendo arche grandi di marmo, che oggi sono in Santa Reparata, e molte altre dintorno a San Giovanni e egli essendo tralle colonne del porfido che vi sono e quelle arche e la porta di San Giovanni, che serrata era, messer Berto con la sua brigata a caval venendo su per la piazza…. , vedendo Guido là tra quelle sepolture, dissero : “Andiamo a dargli briga”; e spronati i cavalli, a guisa d’uno assalto sollazzevole gli furono, quasi prima che se ne avvedesse, sopra e cominiciarongli a dire: “Guido, tu rifiuti d’esser di nostra brigata; ma ecco, quando tu avrai trovato che Idio non sia, che avrai fatto?”. A’ quali Guido, da lor veggendosi chiuso, prestamente disse: “Signori, voi mi potete dire a casa vostra ciò che vi piace”; e posta la mano sopra una di quelle arche, che grandi erano, sì come colui che leggerissimo era, prese un salto e fusi gittato dall’altra parte, e sviluppatosi da loro se n’andò.

Ciò che qui ci interessa non è tanto la battuta attribuita a Cavalcanti …………. Ciò che ci colpisce è l’immagine visuale che Boccaccio evoca: Cavalcanti che si libera d’un salto “sì come colui che leggerissimo era “.

Se volessi scegliere un simbolo augurale per l’affacciarsi al nuovo millennio, sceglierei questo: l’agile salto improvviso del poeta-filosofo che si solleva sulla pesantezza del mondo, dimostrando che la sua gravità contiene il segreto della leggerezza, mentre quella che molti credono essere la vitalità dei tempi, rumorosa, aggressiva, scalpitante e rombante, appartiene al regno della morte, come un cimitero d’automobili arrugginite.

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Non sono capace, amore, di farti un canto.
Tu sei tutto di spine e di fuoco
e mi tieni lontana dal tuo cuore
pericoloso. Io non so bastarti alla gioia
e così poco così poco mi pare
t’incanto, sollevo quell’ombra scontrosa
che tu sei tutto d’amaro e furore
tu sei in urto e sperdimento
mio velocista, mio primatista del cuore
mio barbarico ragazzo di vento
mio torrente furioso
arrivi alla mia acqua quieta
con onde e sonagli e pepite d’oro.
Vecchio fiume saremo un bel giorno io e te,
io acqua e tu moti, io sponda e tu vento,
io pioggia e tu lampo,
io pesce e tu guizzo d’argento
io luna riflessa, tu cielo tu spada
d’Orione, tu che tutto l’amore umano
che tento che tento
d’amarti per bene
mio grembo splendenza.
E tu prendimi, portami con te
come un incendio nelle tue abitudini.

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